Diritto Amministrativo

Bene demaniale: illegittima la modifica in peius della destinazione urbanistica

Bene demaniale: illegittima la modifica in peius della destinazione urbanistica:

  • Data:  -11 Novembre

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, Agenzia del Demanio, ricorre al T.A.R. Umbria per l’annullamento della delibera n. 307,

adottata nel dicembre 2008 dal Consiglio del Comune di Terni, nonché di ogni atto presupposto, conseguente o collegato, con la quale era stata approvata la parte strutturale del nuovo P.R.G., disponendo la destinazione a “verde pubblico” di un compendio immobiliare di


proprietà del Ministero medesimo, in tal modo modificando in peius la destinazione edificatoria prevista dal previgente strumento urbanistico. Il citato immobile, denominato “ex caserma Cairoli”, sito al centro della città, nel 1991 fu dichiarato, con decreto del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, di particolare interesse storico ed artistico.

Il Tar ha accolto il ricorso, annullando i provvedimenti impugnati, nei limiti dell’interesse azionato.

In particolare ha condiviso la censura, formulata dal Ministero, relativa alla violazione dell’art. 6 della L.R. Umbria n. 31 del 1997, in seguito abrogato dalla L.R. n. 11 del 2005, ma applicabile ratione temporis, essendo il P.R.G. adottato con delibera resa nel luglio 2004, quindi in data anteriore all’entrata in vigore della legge n. 11 del 2005.

Dall’esame del provvedimento costitutivo del vincolo, in punto di fatto, il Tar rileva che il vincolo storico ed artistico, sul compendio immobiliare del Ministero, investe non solo due particelle, ma anche un’ulteriore particella, “declassata” a verde pubblico. Ne consegue la natura demaniale del bene in questione, in quanto ai sensi dell’art. 822 c. 2, c.c., appartengono al c.d. demanio necessario, tra gli altri, “gli immobili riconosciuti di interesse storico, archeologico e artistico a norma delle leggi in materia” (Cassazione civ. sez. trib. 11 febbraio 2005, n. 2815) peraltro non suscettibili di sdemanializzazione tacita ed essendo quindi irrilevante la circostanza dell’inerzia dell’Amministrazione proprietaria (Cassazione sez. trib. 31 agosto 2007, n. 18345). Da tali premesse, il Tribunale umbro considera errata la pretesa, manifestata dal Comune resistente, di ascrivere detto compendio immobiliare al patrimonio disponibile dello Stato.

Il Tribunale osserva che, in conformità all’art. 6 della L.R. Umbria n. 31 del 1997, il Comune, al fine di adottare la parte strutturale del P.R.G., avrebbe dovuto convocare una Conferenza partecipativa, invitandovi, tra i soggetti ivi elencati, oltre la Regione, la Provincia territorialmente competente, i Comuni e la Provincia i cui territori confinano con il Comune interessato, “le amministrazioni dello Stato interessate”. Tra quest’ultime, secondo il Tribunale Umbro, si devono ricomprendere quelle titolari del diritto di proprietà su aree demaniali incise dal mutamento di destinazione per effetto del nuovo P.R.G. Nella fattispecie, la modifica della destinazione d’uso di un bene sottoposto a vincolo storico artistico, quindi demaniale ai sensi dell’art. 822 c.c., in sede di approvazione di un P.R.G., risulta idonea ad incidere su interessi riferibili all’intera comunità nazionale. Tale affermazione risulta comprovata dall’orientamento della Corte Costituzionale, “secondo cui ogni qual volta concorra una molteplicità d’interessi eterogenei, riferibili a soggetti diversi e tutti di rilievo costituzionale, alla loro composizione si deve provvedere attraverso l’istituto, tipico e generale del diritto pubblico, rappresentato dall’intesa; non spetta dunque alle regioni ed alle province autonome approvare gli strumenti urbanistici senza che, nelle parti in cui essi prevedono il mutamento di destinazione di beni pubblici statali, sia previamente intervenuta un’intesa con i competenti organi centrali (Corte Cost. sent. 15 novembre 1985, n. 286)”.

In considerazione del disposto di cui all’art. 3 della Costituzione, il Tribunale definisce “irragionevole” la pretesa, manifestata dal Comune di Terni, di equiparare sul piano procedimentale la posizione dello Stato, in qualità di proprietario di un bene sottoposto a vincolo storico artistico, ed istituzionalmente preposto alla relativa tutela e valorizzazione, a quella indistinta dei soggetti proprietari di aree private incise dal piano strutturale, i quali sono legittimati, unicamente, a presentare osservazioni.

Rileva, inoltre, che la Riforma del Titolo V della Costituzione, introdotta nel 2001, ha valorizzato la funzione dell’intesa, come strumento di riequilibrio nelle materie di competenza anche concorrente, in applicazione del principio di sussidiarietà verticale di cui all’art. 118 Cost. (Corte Cost. sent. n. 303/2003).

Il Tar umbro, infine, considerando la particolarità della materia, ha disposto la compensazione delle spese di lite.


Per approfondimenti:
  • Le problematiche giuridiche del demanio, Iaselli Michele, Maggioli Editore, 2014.

(Altalex, 28 agosto 2015. Nota di Laura Biarella)

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