Diritto Civile

Responsabilità della struttura sanitaria per ritardata prestazione. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 16936 del 15.06.2021).

Responsabilità della struttura sanitaria [..]

  • Data:05 Luglio

La pronuncia, in tema di responsabilità medica, analizza il profilo inerente al ritardo nell'erogazione della prestazione ad un paziente.

Un uomo veniva ricoverato presso la struttura in stato comatoso per sospetto ematoma subdurale.

In seguito veniva portato in sala operatoria ma l'intervento veniva rimandato in quanto sopravveniva un caso più grave ed urgente.

A quel punto i familiari decidevano di trasferire il paziente presso una struttura privata dove veniva eseguito l'intervento previsto al costo di circa € 18.000,00.

Successivamente l'uomo chiedeva il rimborso delle spese sostenute alla Regione la quale lo costringeva a rivolgersi al Tribunale che in primo grado rigettava la richiesta.

In sede di appello la domanda veniva ritenuta fondata. A parere della Corte di appello competente,  infatti, l'azienda sanitaria, differendo la prestazione, ha costretto i familiari a rivolgersi alla struttura privata.

La struttura sanitaria soccombente, agiva dinanzi alla Suprema Corte dove rilevava oltre alla mancata dimostrazione del proprio inadempimento, che la prestazione non era stata effettuata a causa dei parenti che avevano deciso di spostare il paziente. Parte ricorrente faceva, altresì, presente che spettava al paziente dimostrare la fonte contrattuale del rapporto nonché l'inadempimento.

La Cassazione riteneva i motivi non fondati e rigettava il ricorso.

Gli Ermellini affermavano, infatti, che l'azienda, provata l'urgenza dell'intervento da eseguire, non ha dimostrato che era inevitabile differirlo a causa di un caso sopravvenuto.

Per ciò che riguardava la condotta dei parenti per la Corte non risultava contraria a buona fede e correttezza in quanto conseguenza dell'inadempimento dell'azienda sanitaria e diretta ad evitare un danno maggiore per il parente.

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti 

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Garanzia per vizi e riduzione del prezzo. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 17058 del 16.06.2021).

Garanzia per vizi e riduzione del prezzo [..]

  • Data:05 Luglio

Nella sentenza in commento la Suprema Corte analizza l'operatività della garanzia per vizi nel caso in cui l'immobile acquistato sia di costruzione risalente nel tempo e vi sia stato un accordo per la riduzione del prezzo.

La vicenda sorgeva a seguito di azione proposta da parte acquirente e nei confronti di parte venditrice con la quale chiedeva la risoluzione del contratto di compravendita a causa della presenza di gravi vizi del bene tali da renderlo inidoneo all'uso.

La domanda veniva accolta in primo grado ma impugnata dinanzi alla Corte di Appello competente, che, in riforma della decisione, rigettava l'originaria domanda ed escludeva l'operatività della garanzia ex art 1491 c.c.. La Corte compensava le spese di entrambi i gradi di giudizio.

La questione giungeva dinanzi alla Suprema Corte dove parte soccombente denunciava violazione e /o falsa applicazione degli artt. 1490, 1491 e 1492 c.c.

In particolare parte ricorrente rilevava che il giudice di appello non aveva tenuto in considerazione il fatto che l'immobile era stato ristrutturato per nascondere la reale situazione ed il problema dell'umidità.

Inoltre, la parte faceva presente che, al momento dell'acquisto dell'immobile, le informazioni date dall'acquirente erano poco chiare e non univoche.

Gli Ermellini, però, rigettavano il ricorso.

Sul punto la Corte precisava che, in caso di vendita di un bene appartenente ad un edificio condominiale di costruzione risalente nel tempo, i difetti non integrano vizio rilevante ai fini dell'art 1490 c.c.  Infatti in casi in cui il vizio era facilmente riconoscibile la garanzia è esclusa almeno che il venditore non abbia dichiarata che la cosa era immune dai vizi.

Nel caso di specie era stato accertato non solo che la venditrice non aveva prestato rassicurazioni circa l'insussistenza dei vizi lamentati ma aveva altresì avvisato parte acquirente degli interventi di ristrutturazione volti a risolvere il problema dell'umidità.

Inoltre all'acquirente in sede di trattative era stata concessa una riduzione del prezzo proprio in ragione delle condizioni dell'immobile e dello stabile in generale.

 

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti 

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Indennizzo iure proprio e iure ereditatis in caso di morte della parte del giudizio presupposto. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 17685 del 21.06.2021).

Indennizzo iure proprio e iure ereditatis [..]

  • Data:05 Luglio

 

Il caso aveva ad oggetto un giudizio di equa riparazione proposto da alcuni eredi.

In sede di opposizione ex art 5 ter della legge n. 89 del 2001, la Corte di Appello competente revocava il provvedimento emesso dal magistrato designato e condannava il Ministero dell'Economia e delle Finanze all'equa riparazione in favore di parte ricorrente per irragionevole durata dei due giudizi amministrativi.

L'indennizzo veniva quantificato in € 3.000,00 per ciascuno dei due giudizi presupposti.

Secondo la Corte di Appello il magistrato designato, correttamente, non aveva considerato nel computo della durata dei giudizi il periodo successivo alla morte della parte del giudizio in quanto non risultava superato il termine di ragionevolezza previsto.

La vicenda giungeva alla Suprema Corte dove si denunciava violazione dell'art. 5 ter della legge n. 89 del 2001 e dell'art 6 della CEDU.

La Suprema Corte, ritenendo il motivo fondato, accoglieva il ricorso e cassava con rinvio il decreto della Corte di Appello.

Gli Ermellini rilevavano come la Corte di Appello aveva ritenuto che i ricorrenti avessero agito senza il decorso del termine per ottenere l'indennizzo.

A tal proposito la Suprema Corte, riprendendo l'orientamento già affermato, precisava che, in caso di morte della parte del giudizio presupposto, l'erede ha diritto di ottenere pro quota e iure successionis  l'indennizzo maturato dal defunto per l'eccessiva durata del processo.

L'erede ha, altresì, diritto all'indennizzo iure proprio dovuto in relazione all'ulteriore decorso del tempo dal momento in cui ha assunto la qualità di parte ovvero dall'effettiva costituzione in giudizio della stessa.

 

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti 

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Il tempo di permanenza dei genitori separati con i figli è stabilito nell'interesse della prole. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 17221 del 16.06.2021).

Il tempo di permanenza dei genitori separati [..]

  • Data:24 Giugno

 

Nella decisione in esame la Suprema Corte esamina la problematica relativa alla determinazione del tempo di permanenza dei genitori separati con i figli.

Nel caso di specie, in un giudizio di separazione, in sede di appello veniva confermato l'affidamento condiviso dei figli con collocamento prevalente presso la madre.

La Corte ampliava il tempo di permanenza della prole con il padre durante le vacanze estive, revocava l'assegno di mantenimento nei confronti della moglie e rigettava la richiesta di riduzione dell'assegno di mantenimento per i figli.

L'uomo ricorreva dinanzi alla Suprema Corte dove evidenziava due motivi di doglianza.

Preliminarmente contestava la distribuzione del tempo da trascorrere con i figli il quale doveva essere diviso a metà e lamentava, a tal proposito, condotte ostruzionistiche in capo all'ex moglie.

Contestava, inoltre, il mancato accoglimento della richiesta di riduzione dell'assegno considerata la diminuzione del suo reddito.

Gli Ermellini rigettavano il ricorso ed effettuavano alcune precisazioni in merito.

La Corte, infatti, in relazione alla distribuzione del tempo di permanenza dei figli presso i genitori, pur ricordando il principio consolidato in base al quale, in assenza di ragioni ostative, il regime di affidamento deve prevedere una frequentazione paritaria dei genitori con il figlio, precisava che il giudice, può individuare, nell'interesse della prole, un assetto che si discosti dal predetto principio e che sia volto ad assicurare al minore un assetto più confacente al suo benessere.

Ne discende che il tempo che i figli possono trascorrere con i genitori non può basarsi su un assetto simmetrico e paritario ma sarà frutto di una ponderata valutazione del Giudice.

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti abilitato alla difesa dinanzi alla Corte di Cassazione

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