Diritto Civile

E' onere del medico dimostrare che le complicanze insorte durante un intervento chirurgico di routine siano derivate da omessa o insufficiente diligenza o da imperizia” (Corte di Cassazione n. 24074 anno 2017)

E' onere del medico dimostrare che le complicanze insorte durante un intervento chirurgico [..]

  • Data: 13

 

“E' onere del medico dimostrare che le complicanze insorte durante un intervento chirurgico di routine siano derivate da omessa o insufficiente diligenza o da imperizia” (Corte di Cassazione n. 24074 anno 2017).

Il caso prende spunto da una decisione della Corte di Appello di Palermo che aveva respinto una richiesta di risarcimento a carico dell’Assessorato alla sanità della Regione Sicilia, di un medico, dell’assistente e del primario di un reparto per “colangite recidivante da stenosi del coledoco e del dotto epatico di sinistra” patiti dopo  un intervento di colecistectomia iniziato per via laparoscopica e terminato per via laparotomica al quale era seguita stenosi con fistola al coledoco prossimale che aveva richiesto un successivo intervento riparatorio eseguito in un’altra struttura.

La Corte d’Appello aveva optato per la correttezza della procedura attribuita a una complicanza subentrata nel corso dell’intervento in laparoscopia, non essendo stata accertata una lesione ischemica secondaria a una lesione arteriosa al momento dell’intervento a cui ricondurre il danno ed essendo provata l’acquisizione del consenso informato.

La Corte di Cassazione però rigetta tale assunto riferendo che nei giudizi sulla responsabilità professionale per attività medico-chirurgica di routine, l'onere di superare la presunzione che le complicanze insorte nel paziente sono derivate da omessa o insufficiente diligenza professionale o da imperizia grava sul professionista.
Si tratta di un principio già più volte enunciato dalla Corte di Cassazione e alla quale la stessa ha dato recentemente seguito con la sentenza numero 24074/2017.
In particolare gli Ermellini, circa l'onere probatorio, affermano che spetta al paziente provare la sua condizione “deteriore” rispetto a quella antecedente la prestazione sanitaria (cioè che è “uscito peggio di come è entrato”). Con questa affermazione si intende che il paziente deve provare il nesso di causa tra l’insorgenza/ aggravamento della malattia e la condotta del della struttura/medico. Conseguenzialmente la mancata prova del nesso resta a suo carico senza possibilità che gli venga accordato alcun risarcimento del danno (Cassazione civile n°18392/2017).

La struttura non sarà condannata a risarcire il paziente se prova o di aver adempiuto all’obbligo dedotto nella prestazione sanitaria oppure che il mancato adempimento è a se non imputabile (cioè che è colpa di qualcun altro…). La struttura sanitaria dovrà, quindi, provare di aver adempiuto per quanto era possibile ed esigibile allo stato dell’arte.

La Corte delinea il concetto di complicanza, con cui la medicina clinica e la medicina legale designano solitamente un evento dannoso che complica l'evoluzione o il decorso della malattia: delle due l’una o la complicanza era prevedibile ed evitabile ed in tal caso vi sarà responsabilità del medico o non era prevedibile ed evitabile e non vi sarà responsabilità del medico.

Leggi tutto...

E' risarcibile il danno in caso di cancellazione del volo ma anche in ipotesi di ritardo. Esame sentenza n. 322/2017 Giudice di Pace di Pisa relativa a cancellazione del volo e condanna compagnia aerea.

E' risarcibile il danno in caso di cancellazione del volo [..]
  • Data: 03

E' risarcibile il danno in caso di cancellazione del volo ma anche in ipotesi di ritardo. Esame sentenza n. 322/2017 Giudice di Pace di Pisa relativa a cancellazione del volo e  condanna compagnia aerea.
 

E' cronaca di questi giorni la continua cancellazione di voli da parte di compagnie aeree nonché gravi ritardi che mettono in difficoltà il passeggero in viaggio o per vacanze o per lavoro.
Pertanto in questo articolo proponiamo un'analisi giuridica ed una valutazione di sentenze relative  ai diritti del viaggiatore sia in caso di cancellazione del volo prenotato.
In molte pronunce di Giudici di Pace dell'intero territorio nazionale vi sono state pronunce di condanna di compagnie aeree al risarcimento dei danni subiti dal passeggero per ritardi e/o cancellazioni.
Giuridicamente il vettore viene sempre chiamato a rispondere sia per il danno patrimoniale che per quello non patrimoniale.
La materia dei ritardi aerei è stata è regolamentata da due importanti normative:

➢    Regolamento CEE 261/04, che ha stabilito precise condizioni in ipotesi d ritardi "In caso di ritardo, il vettore è responsabile per il danno a meno che non abbia preso tutte le misure possibili per evitarlo o che fosse impossibile prendere tali misure. La responsabilità per il danno è limitata a 4150 DSP (equivalente approssimativo in moneta locale".
➢    La Convenzione di Montreal, ratificata in Italia con legge 12/2004, che all'art. 19 prevede che "Il vettore è responsabile del danno derivante da ritardo nel trasporto aereo di passeggeri, bagagli o merci", salva naturalmente la prova liberatoria.
Circa poi il foro competente l'articolo 33 della Convenzione di Montreal, infatti, statuisce che “L'azione per il risarcimento del danno è promossa, a scelta dell'attore, nel territorio di uno degli Stati Parti, o davanti al tribunale del domicilio del vettore o della sede principale della sua attività... o davanti al tribunale del luogo di destinazione".

Si ricorda poi come la Suprema Corte di Cassazione  (Cass. civ., ordinanza 26.05.2005 n. 11183) abbia stabilito che, in materia di giurisdizione sulle controversie relative al trasporto aereo internazionale (in tal caso si parlava della Convenzione di Varsavia) i trattati internazionali individuano la giurisdizione, ma non la competenza interna, richiamando i fori alternativi solo come criteri di collegamento e non come criteri di competenza, che rimane soggetta al regime interno dello Stato in cui l'attore decide di intraprendere il giudizio.

Il campo d'applicazione della Convenzione di Montreal si estende "ad ogni trasporto internazionale di persone, bagagli o merci, effettuato con aeromobile a titolo oneroso. Essa si applica altresì ai trasporti con aeromobile effettuati a titolo gratuito da un'impresa di trasporto aereo". Mentre il complementare Regolamento CE estende le regole della Convenzione a tutti i voli "in partenza da un aeroporto situato nel territorio di uno Stato membro soggetto alle disposizioni del trattato", o anche "in partenza da un aeroporto situato in un paese terzo a destinazione di un aeroporto situato nel territorio di uno Stato membro soggetto alle disposizioni del trattato".

In ordine al risarcimento ciò che cambia, in ordine alla diversa applicazione della legge, è la liquidazione del danno.
Infatti, sia il Regolamento CE che la Convenzione di Montreal prevedono espressamente un risarcimento già stabilito, anche se il Regolamento preveda il diritto al risarcimento di un danno ulteriore.

Il punto controverso è la possibilità di richiedere il danno non patrimoniale anche se la giurisprudenza di merito ha affermato che"Nel contratto di trasporto, la compensazione pecuniaria forfettaria deve ritenersi pienamente satisfattiva, in assenza di specifica prova del maggior danno, di ogni disagio normalmente riconducibile ad un ritardo o ad una cancellazione del volo originario".

Si ricorda infine come numerose pronunce a livello nazionale hanno confermato l'applicazione del codice del consumo con foro nel domicilio dell'attore.
Analizzando poi alcune pronunce si richiama la sentenza del Giudice di Pace di Lecce che nel richiamare il contratto di trasporto, quindi l'art. 1681 cc stabilisce che il vettore che non esegua esattamente la prestazione è tenuto al risarcimento del danno se non prova che l'adempimento o ritardo è derivato da impossibilità sopravvenuta, ovvero da causa a lui non imputabile.

Una recente pronuncia del Giudice di Pace di Lecce stabilisce che un ritardo aereo non pregiudica alcun diritto ma ritiene  Cassazione avrebbe lasciato in capo ai danneggiati un "vuoto di tutela" che necessita di adeguati "correttivi" disponendo la liquidazione del danno morale.

 
Si allega sentenza emessa dal Giudice di Pace di Pisa in cui l'autorità giudiziaria accoglie le ragioni dell'attore e dispone la condanna della compagnia per cancellazione in forza dell'art. 7/1 del Reg. C.E. 261/2004 oltre al rimborso delle spese sostenute; la palese fondatezza induce il Giudice a condannare la compagnia al pagamento delle spese legali.


Avv. Carlo Cavalletti
Via R. Fucini, 49 56125 Pisa
Tel: 050540471
Fax. 050542616
www.studiolegalecavalletti.it



Leggi tutto...

Il consumatore che prenota una vacanza tramite internet ha diritto a richiedere eventuali somme ulteriori richieste dalla struttura alberghiera

Il consumatore che prenota una vacanza tramite internet [..]
  • Data: 26
“Il consumatore che prenota una vacanza tramite internet ha diritto a richiedere eventuali somme ulteriori richieste dalla struttura alberghiera” (Giudice di Pace di Pisa numero sentenza n. 347/2017)

La sentenza in esame, e il relativo commento, concerne una richiesta di rimborso effettuata da un viaggiatore che tramite un sito addetto alle prenotazione aveva riservato una settimana di vacanza in una struttura albergiera.
L'attore, giunto con la propria famiglia presso il villaggio, si era visto al momento dell'arrivo richiedere una somma suppletiva di € 567,00 non riportata nel preventivo iniziale e per tale motivo, dopo aver manifestato il proprio disappunto, si era rivolto all'avv. Martina Marianetti – collaboratrice dello Studio Legale Cavalletti – al fine di richiedere quanto indebitamente pagato.
Il processo si svolgeva dinanzi al Giudice di Pace di Pisa competente per territorio in quanto il viaggiatore aveva la propria residenza in Pisa.
Il Giudice, nella sentenza, accoglie le ragioni del viaggiatore ritenendo la causa documentale visto la produzione della prenotazione che riportava un importo diverso da quello poi richiesto dalla struttura alberghiera.
Altresì l'autorità giudiziaria dispone la condanna della società al pagamento di tutte le spese legali  che quindi dovranno essere corrisposte dal villaggio a favore del difensore.

Commento Avv. Martina Marianetti
c/o Studio Legale Cavalletti
Via R. Fucini, 49 56125 Pisa
Tel: 050540471
Fax. 050542616
www.studiolegalecavalletti.it

Leggi tutto...

Per ottenere la cittadinanza occorre che lo straniero abbia risieduto in Italia senza interruzioni sino[--]

Per ottenere la cittadinanza occorre che lo straniero abbia risieduto in Italia senza interruzion [..]

  • Data: 26

“Per ottenere la cittadinanza occorre che lo straniero abbia risieduto in Italia senza interruzioni sino alla maggiore età e ciò deve essere avvenuto in via effettiva e non in violazione di norme che regolano l'ingresso o il soggiorno” (Corte di Cassazione sentenza n. 12380 anno 2017)


La sentenza in esame concerne il caso di una ragazza nata in Italia da cittadini stranieri che richiedeva la cittadinanza italiana per aver vissuto in Italia in modo continuativo.
Dagli atti era emerso come i genitori avevano indicato al momento della nascita una residenza estera e che tale dato formale non era stato modificato per quattro anni.
Per i giudici di merito l'indicazione di una residenza estera al momento della nascita sarebbe ostativo alla dimostrazione della continuità della residenza ed anzi proprio l'indicazione formale di una residenza estera renderebbe impossibile dimostrare una residenza effettiva diversa.
Secondo la Corte di Cassazione l'art. 4 della legge 91/1992 comma 2 , secondo il quale lo straniero nato in Italia e che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni diviene cittadino se  dichiara di voler acquistare la cittadinanza entro un anno dalla suddetta data), deve essere interpretato nel senso che occorre una residenza effettiva e non meramente formale.
E pertanto l'eventuale iscrizione tardiva nell'anagrafe non può costituire un limite al riconoscimento della cittadinanza specie se la parte dimostra di aver risieduto in maniera continuativa in Italia.
Nel caso esaminato la richiedente era riuscita a superare il dato formale allegando i libretti di lavoro paterno che dimostravano la residenza in Italia nonostante la stessa fosse all'estero oltre alle vaccinazioni e la percezione degli assegni familiari.
Dovrà pertanto essere annullata la sentenza della Corte di Appello di Bologna la quale – previo annullamento con rinvio – dovrà decidere in forza dei suddetti principi.

commento Avv. Irene Vannozzi
c/o Studio Legale Cavalletti
Via R. Fucini, 49 56125 Pisa
Tel: 050540471
Fax. 050542616
www.studiolegalecavalletti.it

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS

INFORMATIVA Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy. Cliccando su "OK" acconsenti all’uso dei cookie Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Cliccando su "OK" acconsenti all’uso dei cookie.