Diritto Civile

Divieto di cumulo di indennizzo da polizza infortuni con risarcimento del danno del responsabile (Cassazione Civile n. 13233 del 2014)

Divieto di cumulo di indennizzo da polizza infortuni con risarcimento del danno del responsabile

  • Data:04

Quella in commento può essere definita una sentenza epocale che può incidere sui diritti degli assicurati e dei danneggiati.
Ed infatti la terza sezione della Corte di Cassazione ha stabilito il divieto di cumulo tra indennizzi assicurativi e risarcimenti civilistici- a fronte di un medesimo evento di danno – nella fase liquidativa.
Riportiamo il caso.
Un tale, a seguito di incidente mentre era a bordo di un veicolo, ha ottenuto l’indennizzo in virtù di un’assicurazione privata contro gli infortuni, nonché il risarcimento del danno da parte dell’assicurazione del responsabile.
La Suprema Corte ha osservato che l’assicurazione contro gli infortuni non mortali è soggetta alla disciplina delle assicurazioni contro i danni e in caso di infortunio l’assicurato non potrà cumulare l’indennizzo dovuto per effetto di essa, con il risarcimento dovuto dal terzo responsabile dell’infortunio. Il cumulo dell’indennizzo assicurativo con il risarcimento del danno, anche nell’assicurazione contro gli infortuni, è poi impedito dalle norme che disciplinano il risarcimento del danno.
Se, infatti, fosse consentito tale cumulo, verrebbe violato il principio di integralità del risarcimento, in virtù del quale il danneggiato non può, dopo il risarcimento, trovarsi in una condizione patrimoniale più favorevole rispetto a quella in cui si trovava prima di restare vittima del fatto illecito.
Escluso, quindi, ogni operativismo con le polizze vita, di cui le polizze infortuni non fanno parte, avente una natura indennitaria e quindi, soggette al divieto di ingiustificato arricchimento.
Di fatto il non si deve trasformare  in un’occasione di speculazione in cui il contratto diventa una scommessa nella quale puntando una certa somma (il premio) lo scommettitore può ottenere una remunerazione complessiva assai superiore al danno subito.
Pertanto, concludendo, indennizzo assicurativo e risarcimento non si possono cumulare perché il pagamento dell’indennizzo assicurativo, nell’assicurazione contro i danni, presuppone che esista un danno: se il terzo responsabile risarcisce la vittima prima che questa percepisca l’indennizzo, il credito risarcitorio si estingue per effetto dell’adempimento, e con esso il danno risarcibile.
Ciò per la semplice ragione che non v’è più alcun danno da indennizzare.
Come detto inizialmente risulta auspicabile un intervento chiarificatore delle Sezioni Unite considerato che l'orientamento espresso risulta pur sempre minoritario e contrario alla possibilità di cumulare indennizzo e risarcimento anche perché numerose compagnie si sono affrettate a pubblicare la loro intenzione di non agire in rivalsa.

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“Quando il medico deve proporre alla paziente un centro specializzato?” - Cassazione-civile-,-sezione-iii-,-8-marzo-2016-n-4540

Tempo di vestizione degli infermieri riconosciuto come orario di lavoro.

  • Data: 06

Con atto di citazione due genitori convennero in giudizio i medici e il Policlinico Sassarese spa per sentirli condannare in solido al risarcimento dei danni subiti a seguito della negligente assistenza medica prestata durante la gravidanza e della omessa informazione sulla esistenza di gravi malformazioni fetali in capo al nascituro.
Il Tribunale – nel giudizio di primo grado- rigettava la domanda di parte attrice così come la Corte di Appello tanto che i genitori decidevano di ricorrere in Cassazione.
La Suprema Corte, con la richiamata sentenza, riferisce che in tema di controlli sul feto- ai fini della relativa diagnosi - l'obbligo gravante sulla struttura sanitaria e sul medico strutturato di informare la paziente di poter ricorrere a centri specializzati sorge in forza di un presupposto inadempimento addebitabile alla stessa struttura.
Di fatto quindi sussiste un grave inadempimento della struttura ospedaliera legato a deficit organizzativi e conseguentemente un obbligo di mettere a disposizione sia le strutture che i medici; nel caso specifico ritiene la Corte che il richiamato inadempimento genera l'ulteriore obbligo informativo che si pone a tutela del paziente tanto da imporre al medico un dovere di avviso della inadeguatezza degli strumenti diagnostici.
Ne deriva che l'obbligo di informazione nasce con l'inadempimento della struttura sanitaria rispetto al dovere organizzativo tanto che il medico dovrà consigliare un centro più specializzato ma solo nel caso in cui le apparecchiature non siano adeguate allo scopo di specie.
La Corte di Cassazione tuttavia rigetta il ricorso dei genitori in quanto “...all'epoca dei fatti era del tutto arbitrario affermare che la difficoltà nella diagnosi di morfologia fetale dipendesse dai macchinari utilizzati nell'anno 1986” escludendo quindi un'ipotesi di inadeguatezza organizzativa dipesa solo dalla “anzianità degli strumenti”.
 

 

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Negoziazione assistita ed arbitrato nuovi incentivi fiscali

La legge di conversione del d.l. in materia di giustizia incentiva gli strumenti alternativi alle cause civili, riconoscendo un bonus fiscale fino a 250 euro per chi dirime le vertenze fuori dalle aule dei tribunali. Il 5 agosto 2015 il Senato della Repubblica ha infatti approvato il disegno di legge, d’iniziativa dell’esecutivo, già licenziato dalla Camera dei deputati, afferente la conversione in legge, con modificazioni, del d.l. 27 giugno 2015, n. 83. Il provvedimento ha registrato, in aula, un consenso piuttosto ristretto, nonostante il ricorso alla fiducia: 159 sì e 104 no.

Il testo, che alla vigilia di ferragosto non risulta ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale, contiene nuove norme in materia di fallimento delle imprese e concordato, modifiche procedurali civili e civili, novità in materia di processo telematico, organizzazione e funzionamento dell’amministrazione giudiziaria e, ad opera di un emendamento dell’originario decreto legge, incentivi fiscali per promuovere la degiurisdizionalizzazione attraverso la negoziazione assistita e l’arbitrato. La misura è ancorata all’esperimento, con esito positivo, ai due strumenti alternativi al giudizio civile indicati dalla legge, quindi opererà soltanto “in caso di successo della negoziazione ovvero di conclusione dell’arbitrato con lodo” e sarà commisurata al compenso erogato all’avvocato o all’arbitro, rispettivamente nell’ambito di una procedura di negoziazione assistita o di un procedimento arbitrale, e fino alla concorrenza di 250 euro.

 

In sede di dichiarazione dei redditi verrà riconosciuto, alle parti dell’originaria vertenza, un credito di imposta fino a 250 euro sui compensi corrisposti, durante il 2015, all’avvocato che ha gestito la negoziazione, ovvero all’arbitro che ha emesso il lodo. La misura è riferita alla dichiarazione fiscale relativa al periodo d’imposta 2015, con un tetto di spesa massima fissato a 5 milioni di euro per l’anno 2016.

 

Nel testo si rinvia a un decreto del ministero della Giustizia, da adottare di concerto con il Mef, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione, per stabilire “le modalità e la documentazione da esibire a corredo della richiesta del credito di imposta e i controlli sull’autenticità della stessa”.

 

Entro il 30 aprile 2016, il Ministero comunicherà agli aventi diritto l’importo del credito riconosciuto per poi trasmettere l’elenco dei beneficiari, corredato dagli importi comunicati a ciascuno di loro, all’agenzia delle Entrate.

 

Il credito in tal modo ottenuto deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi riferita all’anno fiscale 2015 e può essere utilizzato in compensazione, ovvero in diminuzione delle imposte sui redditi per le persone fisiche non titolari di redditi di impresa o di lavoro autonomo. L’incentivo non dà diritto a rimborso e non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi, né del valore della produzione netta ai fini Irap.

 

L’articolo 21 bis della legge di conversione in commento esordisce con l’incipit “in via sperimentale”, lasciando intendere che la misura potrebbe essere rinnovata anche per i periodi di imposta successivi all’anno solare 2015. Ai 5 milioni di euro derivanti dall’attuazione della misura si provvede attraverso la corrispondente riduzione del fondo di cui all’articolo 1, comma 96, della legge di stabilità 2015 (legge 23 dicembre 2014, n. 190, “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato”), destinato al recupero di efficienza del sistema giudiziario e al potenziamento dei relativi servizi, nonché al completamento del processo telematico. La misura fiscale si pone in linea con l’intento già manifestato, in materia giustizia, dal governo Renzi (ad esempio d.l. n. 132 del 12 settembre 2014, convertito in l. n. 162 del 10 novembre 2014, recante misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell'arretrato in materia di processo civile), ed in particolare di incentivare il ricorso agli strumenti deflattivi delle controversie e alternativi alle cause civili, favorendone l’accesso anche attraverso misure di carattere tributario.

 

«Art. 21-bis. – (Incentivi fiscali alla degiurisdizionalizzazione). – 1. In via sperimentale, alle parti che corrispondono o che hanno corrisposto nell’anno 2015 il compenso agli avvocati abilitati ad assisterli nel procedimento di negoziazione assistita ai sensi del capo II del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 novembre 2014, n. 162, nonché alle parti che corrispondono o che hanno corrisposto, nel medesimo periodo, il compenso agli arbitri nel procedimento di cui al capo I del medesimo decreto, è riconosciuto, in caso di successo della negoziazione, ovvero di conclusione dell’arbitrato con lodo, un credito di imposta commisurato al compenso fino a concorrenza di 250 euro, nel limite di spesa di 5 milioni di euro per l’anno 2016. 2. Con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabiliti le modalità e la documentazione da esibire a corredo della richiesta del credito di imposta e i controlli sull’autenticità della stessa. 3. Il Ministero della giustizia comunica all’interessato, entro il 30 aprile dell’anno 2016, l’importo del credito di imposta effettivamente spettante in relazione a ciascuno dei procedimenti di cui ai capi I e II del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 novembre 2014, n. 162, determinato in misura proporzionale alle risorse stanziate e trasmette, in via telematica, all’Agenzia delle entrate, l’elenco dei beneficiari e i relativi importi a ciascuno comunicati. 4. Il credito di imposta deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi per l’anno 2015 ed è utilizzabile a decorrere dalla data di ricevimento della comunicazione di cui al comma 3 del presente articolo, in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni, nonché, da parte delle persone fisiche non titolari di redditi di impresa o di lavoro autonomo, in diminuzione delle imposte sui redditi. Il credito di imposta non dà luogo a rimborso e non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi, né del valore della produzione netta ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive e non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni. 5. Agli oneri derivanti dall’attuazione del presente articolo, pari a 5 milioni di euro per l’anno 2016, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all’articolo 1, comma 96, della legge 23 dicembre 2014, n. 190. 6. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

Per approfondimenti:

 

  • La negoziazione assistita, Giorgetti Mariacarla, Giuffrè, 2015;
  • La negoziazione assistita, Primiceri Editore, 2015;
  • Gestire negoziazione e mediazione. Guida per l'avvocato, De Berti Giovanni , Marsaglia Antonia, Altalex Editore, 2014.

 

(Altalex, 24 agosto 2015. Articolo di Laura Biarella)

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