Diritto Civile

Assegno di mantenimento: irrilevante il tenore di vita in costanza di matrimonio. (Corte di Cassazione Ordinanza n. 16405 del 19.06.2019).

Assegno di mantenimento: irrilevante il tenore di vita in costanza di matrimonio [..] 

  • Data: 1 Luglio

Assegno di mantenimento: irrilevante il tenore di vita in costanza di matrimonio. (Corte di Cassazione Ordinanza n. 16405 del 19.06.2019).

La recente pronuncia della Corte, in tema di assegno di mantenimento, segna un passaggio importante in merito ai criteri da tenere in considerazione per la sua determinazione.

Infatti, la Suprema Corte, nel caso in questione, si allinea, in tema di assegno di mantenimento all'indirizzo giurisprudenziale affermato, in materia di divorzio, nel 2017.

La vicenda nasce a seguito di un ricorso presentato da una donna che, in seguito al tradimento del marito, chiedeva un assegno di mantenimento all'ex coniuge pari ad € 400,00.

In primo grado le richieste della donna non venivano accolte; in Appello, invece, il Giudice stabiliva a carico del marito il versamento di un assegno pari ad €170,00.

La Corte di Appello, nella determinazione del quantum, aveva tenuto conto della capacità reddituale dei soggetti coinvolti, della durata del matrimonio e della situazione economica della ex moglie.

La donna proponeva, pertanto, ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, motivava le proprie richieste sulla base del  principio del tenore di vita tenuto durante il matrimonio.

La Cassazione condivide la posizione della Corte di Appello e quindi rigetta il ricorso.

La sentenza è di particolare rilievo in quanto la Corte di Cassazione conclude che, anche, nel caso di determinazione dell'assegno di mantenimento valgono le regole e i criteri utilizzati per determinare l'assegno divorzile.

Pertanto, richiama quanto statuito, sul tema, dalla pronuncia a Sezione Unite n. 18287 del 2018 ovvero la non rilevanza del tenore di vita ai fini della determinazione dell'assegno.

In questa occasione viene ribadita la funzione dell'assegno di mantenimento il cui vero scopo, dice la Corte, non è quello di ristabilire la condizione economica esistente durante il matrimonio, ma bensì, quella di sostenere il coniuge più “debole” economicamente.

Il criterio al quale bisogna far riferimento, pertanto, per determinarne l'ammontare, è quello del contributo alla realizzazione della vita familiare in costanza di matrimonio.

Commento dell' Avv. Mariangela Caradonna

Avv. Carlo Cavalletti Patrocinante in Cassazione

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Risarcimento danni derivanti da circolazione di veicoli ex art. 2054 c.c.- E' responsabile colui che ha la custodia della cosa, salvo che non provi il caso fortuito. (Tribunale di Pisa, sentenza n. 508/2019 del 03.06.2019).

Risarcimento danni derivanti da circolazione di veicoli ex art. 2054 [..] 

  • Data: 1 Luglio

Risarcimento danni derivanti da circolazione di veicoli ex art. 2054 c.c.- E' responsabile colui che ha la custodia della cosa, salvo che non provi il caso fortuito. (Tribunale di Pisa, sentenza n. 508/2019 del 03.06.2019).

Il caso concerne una ipotesi di responsabilità extracontrattuale di cui all'art 2054 c.c.

Nello specifico l'azione traeva origine da un sinistro, durante il quale, parte attrice, su richiesta di parte convenuta, provvedeva a rimuovere, con apposito carro attrezzi, un veicolo in avaria.

Durante tale operazione si verificava una rottura del gancio di traino dell'autovettura che ha causato danni fisici e morali all'operatore del carro attrezzi.

Costituitosi in giudizio, il proprietario del veicolo, chiedeva il differimento dell'udienza al fine di poter chiamare in causa il terzo, ovvero la Carrozzeria, la quale aveva svolto un intervento di riparazione sul carro attrezzi in questione.

La terza chiamata si costituiva in giudizio, assistita dall'Avv. Carlo Cavalletti, il quale, a sua volta, chiedeva di essere manlevata dalla propria assicurazione ed eccepiva, altresì, la tardività della denuncia per il difetto dell'opera eseguita e pertanto, la decadenza e/o prescrizione del diritto all'azione. L'Avv. Cavalletti, nella propria difesa, asseriva, anche, la nullità della chiamata in causa per mancanza di elementi di fatto, quali l'assenza della data di riparazione del mezzo, della tipologia della riparazione nonché della consegna del veicolo.

La causa, a seguito di istruttoria, svolta mediante CTU medico-legale, escussione testi e produzione documentale, veniva decisa con condanna di parte convenuta al risarcimento dei danni subiti da parte attrice, pertanto, venivano accolte le richieste dell' Avv. Cavalletti.

Il Giudice, infatti, dichiarava la domanda di manleva nei confronti della terza chiamata inammissibile nonché non provata nel merito.

Nel caso di specie, il Giudice motiva la decisione basandosi sul concetto di responsabilità oggettiva in base alla quale, l'attore ha l'onere di provare il collegamento causale tra il fatto e il danno e il danneggiante risponde del danno arrecato in conseguenza della propria condotta.

L'unica eccezione riguarda il caso fortuito ossia un evento imprevedibile, il quale rappresenti la reale causa del danno. Nel caso in esame nessuna prova è stata fornita dal convenuto in tal senso, risultando, altresì, tardiva la denuncia dei vizi nell'esecuzione della riparazione del mezzo con la conseguenza che, la domanda di garanzia, oltre ad essere dichiarata non fondata, veniva dichiarata prescritta e soggetta alla decadenza di cui all'art 2226 cc.

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Risarcimento danni- Il terzo trasportato può chiedere l'integrale risarcimento a ciascuno dei responsabili in virtù del principio di responsabilità solidale ex art 2055 c.c. (Corte di Cassazione Sezione Civile ordinanza n. 16143 del 17.06.2019).

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  • Data: 1 Luglio

Risarcimento danni- Il terzo trasportato può chiedere l'integrale risarcimento a ciascuno dei responsabili in virtù del principio di responsabilità solidale ex art 2055 c.c. (Corte di Cassazione Sezione Civile ordinanza n. 16143 del 17.06.2019).

Il caso concerne l'ipotesi in cui il terzo trasportato subisca delle lesioni fisiche a seguito di un sinistro stradale.

La vicenda, in primo grado, si concludeva con la condanna al risarcimento dei soggetti responsabili; nel caso specifico, la responsabilità del sinistro veniva addebitata nella misura del 70% al proprietario del veicolo, nella misura del 30% al conducente dell'autocarro.

I soggetti coinvolti ricevevano risarcimento dei danni in misura proporzionale.

Successivamente proponevano ricorso per Cassazione eccependo, l'erronea riduzione del risarcimento, invocavano, anche, l'applicazione dell'art 2055 c.c. il quale prevede la responsabilità solidale, con conseguente risarcimento del danno.

A tal proposito la Corte chiarisce che, il terzo trasportato, ha il diritto di richiedere il risarcimento integrale ad uno qualsiasi dei soggetti ritenuti responsabili.

Affinchè il terzo danneggiato possa chiedere l'integrale risarcimento occorre, però, che, agisca, in qualità di terzo trasportato, sin dall'inizio.

La Corte indica, altresì, come necessario, che il terzo trasportato non sia anche proprietario del mezzo, in quest'ultimo caso egli dovrà chiedere il risarcimento alla propria compagnia assicurativa.

In definitiva il principio che la Corte afferma, nella pronuncia esaminata, è quello in base al quale, il terzo trasportato può agire, per l'integrale risarcimento del danno, sia nei confronti del vettore, sia nei confronti del titolare del terzo veicolo, a nulla rilevando, ai fini della riduzione del risarcimento, la diversa gravità delle colpe dei soggetti corresponsabili.

Infatti l'elemento della diversa gravità può rilevare soltanto in sede di ripartizione interna del risarcimento.

 

Commento dell' Avv. Mariangela Caradonna

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Responsabilità medica, nesso causale e giudizio di controfattualità. (Corte di Cassazione, sezione penale sentenza n. 24922 depositata il 05.06.2019).

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  • Data: 1 Luglio

“Responsabilità medica, nesso causale e giudizio di controfattualità. (Corte di Cassazione, sezione penale sentenza n. 24922 depositata il 05.06.2019)..

In tale vicenda la Suprema Corte torna sul delicato tema della responsabilità medica e in particolare chiarisce i casi in cui può dirsi raggiunta la prova sul nesso causale.

Il caso riguarda due medici, ritenuti responsabili, dalla Corte di Appello, di omicidio colposo.

Nel caso in esame entrambi i medici venivano accusati di essere stati negligenti e di non aver individuato la causa del peggioramento delle condizioni della paziente e, conseguentemente, di non aver richiesto gli opportuni esami strumentali che, avrebbero potuto impedirne il decesso. Nello specifico, secondo i consulenti tecnici del Pubblico Ministero, con l'adozione delle misure opportune, la paziente avrebbe avuto la probabilità di salvarsi con una percentuale pari al 59%.

I due sanitari proponevano ricorso per Cassazione, contestavano il provvedimento di condanna emesso nei loro confronti, con particolare riferimento alla prova del nesso causale secondo lo schema logico giuridico del giudizio controfattuale.

La decisione della Corte appare di rilevante importanza in quanto, sul punto, fornisce ulteriori puntualizzazioni.

Nel caso di specie la decisione di condanna dei due medici veniva annullata.

La Corte, nel motivare la decisione, innanzitutto, afferma che, al fine di determinare la responsabilità in capo al personale medico, il solo coefficiente di probabilità non è sufficiente.

A parere della Corte, il Giudice, nel caso in cui debba decidere, in caso di omicidio o lesioni colpose, deve svolgere il ragionamento controfattuale facendo riferimento all'attività richiesta al personale medico, attività che, se compiuta e idonea al caso concreto, può scongiurare, rallentare o eliminare l'evento lesivo con “alto grado di credibilità razionale”.

In definitiva affinchè, in campo medico, sussista il nesso causale tra l'omessa adozione da parte del medico di misure atte ad evitare il peggioramento delle condizioni del paziente o la sua morte, occorre che, sulla base del cosidetto principio di controfattualità, risulti accertato che, la condotta doverosa e non tenuta da parte del personale sanitario, avrebbe inciso in maniera significativa sulla sopravvivenza del paziente.

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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