Diritto Civile

Il danneggiato, in caso di danni cerebrali da ipossia, deve dimostrare[....] Tribunale di Palermo rg. 3670/2014

Il danneggiato, in caso di danni cerebrali da ipossia, deve dimostrare [..]

  • Data: 27

“Il danneggiato, in caso di danni cerebrali da ipossia, deve dimostrare il nesso causale tra l'omissione dei sanitari e il danno e che non vi sia certezza che il danno cerebrale sia derivato da cause naturali” (Tribunale di Palermo rg. 3670/2014)

La sentenza in esame, e il relativo commento, concerne una richiesta di risarcimento danni per responsabilità sanitaria avanzata da genitori i quali esponevano che, causa il ritardo del taglio cesareo, il piccolo figlio era nato affetto da asfissia intrapartum con sindrome asfittica e una invalidità al 100%.
La consulenza medica espletata nel giudizio rilevava come l'azienda ospedaliera non aveva nemmeno provato di aver svolto, giusti protocolli, tre tracciati e tre visite della gestante nel periodo compreso tra il ricovero e il taglio cesareo.
Altresì si rilevava come non sussistessero i presupposti per ritenere il danno patito quale causa naturale o genetica e che la Suprema Corte di Cassazione (sez. 3, sent. 11789/2016) ritenga come“l'affermazione della responsabilità del medico per i danni cerebrali da ipossia patiti da un neonato, ed asseritamente causati dalla ritardata esecuzione del parto, esige la prova sella sussistenza di un valido nesso causale tra l'omissione dei sanitari e il danno specie quando sia probabile che un tempestivo o diverso intervento da parte del medico avrebbe evitato il danno”.
Un corretto e periodico monitoraggio avrebbe evitato o quantomeno consentito di sospettare l'insorgenza dell'insulto ipossico/ischemico perinatale, con tempestiva esecuzione dell'intervento di taglio cesareo.
Non avendo l'azienda ospedaliera provato la corretta vigilanza e il  monitoraggio sulla paziente nonché la corretta  esecuzione di taglio cesareo in condizioni di insorta sofferenza va quindi ritenuta la responsabilità dei sanitari.
Per tale motivazione il G.I. stabilisce un danno del minore pari ad € 1.915.579,42  oltre a un risarcimento a ciascuno dei genitori  pari ad € 300.000,00.
commento Avv. Carlo Cavalletti
Via R. Fucini, 49 56125 Pisa
Tel: 050540471
Fax. 050542616
www.studiolegalecavalletti.it

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Le somme versate dal defunto prima della morte [...] Tribunale di Reggio Calabria sentenza n.90/2017

Le somme versate dal defunto prima della morte sul conto corrente [..]

  • Data: 06

"Le somme versate dal defunto prima della morte sul conto corrente di una terza persona sono oggetto di rivendicazione. La prova della effettiva titolarità che le somme oggetto di causa non appartengono al cointestatario potrà essere fornita in giudizio dal richiedente" (Tribunale di Reggio Calabria sentenza n. 90/2017)
La sentenza che andiamo a trattare riguarda un caso, molto frequente nella casistica italiana, in cui una signora prima di morire aveva aperto un conto corrente con il genero facendoci confluire tutti i propri risparmi.
Dopo la morte della anziana la figlia non convivente, tramite la difesa dell'avv. Carlo Cavalletti, aveva richiesto la restituzione della intere somme confluite sul conto corrente del cognato (nonché marito della coerede) per poi procedere alla divisione con la sorella.
La richiesta stragiudiziale non sortiva alcun effetto in quanto controparte sosteneva che, essendo le somme confluite su un conto cointestato con una terza persona, metà degli importi spettavano al genero della erede.
Più nel particolare si specifica come le somme confluite sul conto corrente erano pari ad€ 60.000,00 e la controparte riteneva di dover restituire solo la somma di€ 30.000,00 alla massa ereditaria per poi procedere alla divisione tra sorelle dell'indicato importo mentre la scrivente riteneva che le somme da restituire erano pari all'intero.
Pertanto veniva promossa azione giudiziaria presso il Tribunale di Reggio Calabria che, in data 19.1.2017, emetteva sentenza n. 90/2017 accogliendo in toto le ragioni di parte atrice e disponendo la restituzione delle intere somme confluite sul conto corrente del genero.
La sentenza motiva le ragioni esposte dall'avv. Carlo Cavalletti riportando che l'azione intentata è da qualificarsi azione di rivendicazione caratterizzata dal preventivo accertamento del Giudice del diritto di proprietà sulle somme richieste e della restituzione del bene.
La prova delle circostanze descritte potrà essere fornita dall'erede interessato, nel caso parte attrice, mediante la ricostruzione bancaria e che peraltro in caso di conto cointestato si presume con presunzione iuris tantum che i titolari delle somme sul conto corrente siano in parti uguali i cointestatari.
La difesa di parte attrice, riferisce il Giudice, ha superato tale presunzione quindi il genero dovrà restituire tutte le somme presenti sul conto corrente per poi procedere alla divisione ereditaria.

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Nel rapporto tra avvocato e cliente si applica la tutela del consumatore e nel caso di controversia il foro competente è quello del cliente.

Nel rapporto tra avvocato e cliente si applica la tutela del consumatore e nel caso [..]

  • Data: 06

 

“Nel rapporto tra avvocato e cliente si applica la tutela del consumatore e nel caso di controversia il foro competente è quello del cliente. La nullità del decreto per incompetenza determina una decisione di rito ma anche di merito con contestuale revoca del decreto ingiuntivo opposto” (Sentenza Giudice di Pace di Roma – sezione IV – numero 40385/2015)
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In materia di risarcimento danni per responsabilità medica la c.d. legge Balduzzi

In materia di risarcimento danni per responsabilità medica la c.d. legge Balduzzi [..]

  • Data: 05

 

In materia di risarcimento danni per responsabilità medica la c.d. legge Balduzzi non ha efficacia retroattiva e poiché con la struttura ospedaliera si configura un rapporto contrattuale grava sul danneggiato provare solo il contratto.
Deve essere risarcito il danno biologico anche nel periodo di malattia  nel caso in cui si decida di procedere ad un intervento senza eseguire preventivamente gli opportuni esami diagnostici (Tribunale di Lucca rg. 253/2011 sentenza n. 1765/2016).

Quello che andiamo analizzare concerne una controversia – trattata dall’avv. Carlo Cavalletti – relativa alla richiesta di risarcimento danni per responsabilità medica imputabile sia al medico sia alla struttura ospedaliera.
La cliente – affetta da patologia tumorale – si era recata presso l’Ospedale ove nell’anno 2000 aveva subito un intervento di tumorectomia ed escissione del linfonodo sentinella e sempre nel medesimo anno veniva sottoposta a un reintervento di quadrectomia della mammella.
Si specifica come il modulo di consenso informato risultava generico e non conteneva alcuna specificazione del trattamento proposto.
La difesa sosteneva la irregolarità degli intereventi ed il CTU stabiliva che “la scelta di procedere ad intervento di tumorectomia senza eseguire preventivamente gli opportuni esami diagnostici (mammografia, ecografia, ago aspirato) è da ritenersi non corretta. L’effettuazione di tali esami avrebbe, con ogni verosomiglianza, consentito una adeguata stadi azione del tumore e dunque una corretta pianificazione preoperatoria, inducendo direttamente all’esito di quadeantecomia”.
All’esito di ciò il Giudice – valutato il danno nella misura del 12-13% - liquida alla paziente la somma di € 43.892,23 oltre al rimborso di tutte le spese legali e processuali affrontate.
La sentenza appare interessante anche nella parte in cui il Giudice motiva la decisione sull’onere della prova e sulla applicabilità della c.d. legge Balduzzi.
Richiamandosi a sentenze della Corte di Cassazione Civile n. 16620/2013 e n. 2126/2006 il Giudice rileva come la materia non possa essere regolata dalla richiamata legge, né in punto di an che quantum, poiché non ha efficacia retroattiva ritenendo quindi condivisibile l’orientamento secondo cui “l’irretroattività della legge comporta che la stessa non possa essere applicata a rapporti giuridici esauriti prima della sua entrata in vigore ma solo a quelli sorti successivamente ed ancora in vita.
Da ciò ne discende che – in ordine all’onere della prova – il rapporto tra utente e struttura è di tipo contrattuale sul rilievo dell’accettazione del paziente in ospedale e ciò comporta la conclusione di un contratto a prestazione corrispettiva denominabile “ contratto assistenza sanitaria” al quale si applicano le regole ordinarie ex art. 1218 c.c.
Ne discende quindi che grava sul creditore (paziente) dimostrare il rapporto e il danno subito mentre – sempre ai sensi dell’art. 2697 c.c. – compete al presunto debitore (struttura ospedaliera) dimostrare che tale inadempimento non si è verificato o non è causa del danno (cfr. Cassazione Civile n. 577/2008).
Si osserva inoltre che – sempre ai fini del riparto dell’onere probatorio – non rileva la distinzione tra prestazione di facile esecuzione e prestazione di particolare difficoltà costituendo un parametro di valutazione del grado di diligenza e del corrispondente grado di colpa rimanendo sempre a carico del sanitario la prova che la prestazione era di particolare difficoltà (Cassazione 23918/2016).
Infine il Giudice compie una esaustiva e puntuale determinazione del danno in ordine alla personalizzazione tenendo conto della giovane età della paziente oltre alla valutazione dei problemi di salute (patologia tumorale) cui la stessa era afflitta aumentando sino al 30% il valore del danno.

 

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