Diritto Civile

La limitazione di responsabilità, in caso di colpa lieve, può operare, per le condotte professionali conformi alle linee guida ed alle buone pratiche, anche in caso di errori che siano connotati da profili di colpa generica diversi dalla imperizia

La limitazione di responsabilità. [..]

  • Data:30

La limitazione di responsabilità, in caso di colpa lieve, può operare, per le condotte professionali conformi alle linee guida ed alle buone pratiche, anche in caso di errori che siano connotati da profili di colpa generica diversi dalla imperizia (Cassazione Penale Sezione IV n. 23283/2016).

Nei procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore della L. n. 189 del 2012, art. 3, relativi ad ipotesi di omicidio o lesioni colpose ascritte all’esercente la professione sanitaria, in un ambito regolato da linee guida, di talchè il processo verta sulla loro applicazione, stante l’intervenuta parziale abrogatio criminis delle richiamate fattispecie, in osservanza dell’art. 2 c.p., comma 2, occorre procedere d’ufficio all’accertamento del grado della colpa, giacché le condotte qualificate da colpa lieve sono divenute penalmente irrilevanti. La limitazione di responsabilità, in caso di colpa lieve, può operare, per le condotte professionali conformi alle linee guida ed alle buone pratiche, anche in caso di errori che siano connotati da profili di colpa generica diversi dalla imperizia. Ciò è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza 23283/2016 pubblicata in data 6 giugno 2016.
Il caso concerne quello di un sanitario condannato nei primi due gradi per omicidio colposo del paziente ma non in Corte di Cassazione che ha deciso di rimettere gli atti alla Corte di Appello di Genova. Ed infatti la Superma Corte stabilis che se il medico, nell'espletamento della sua attività professionale, commette errori che sono connotati da profili di colpa diversi dall'imperizia, egli non è responsabile della morte del paziente. Purché si sia attenuto alle linee guida e la sua condotta sia stata conforme alle buone pratiche opera la norma di cui all'articolo 3, comma 1, della cd. legge Balduzzi (numero 189/2012), in combinato disposto con l'articolo 43, comma 3, del c.p., con conseguente limitazione di responsabilità del medico per colpa lieve.
La Cassazione nella decisione in commento ha peraltro precisato che, concernendo ipotesi di procedimento pendente al momento dell'entrata in vigore dell'articolo 3 della legge numero 189/2012 e rientrante tra quelli inerenti ipotesi di omicidio colposo o di lesioni colpose ascritti a un esercente una professione sanitaria e in un ambito regolato da linee guida, in applicazione di quanto disposto dall'articolo 2, comma 2, del c.p., è necessario procedere d'ufficio all'accertamento del grado di colpa, tenendo conto della parziale abrogatio criminis delle predette fattispecie. Oggi, infatti, se la condotta del medico è caratterizzata da colpa lieve, essa deve ritenersi penalmente irrilevante.

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Le riserve nei confronti della stazione appaltante in materia di appalti determina un riconoscimento del credito nei confronti del subappaltatore. La consulenza di ufficio deve essere adeguatamente motivata e in difetto il Giudice può disattenderla

Le riserve nei confronti della... [..]

  • Data:30

Il Consorzio difeso dall'avv. Carlo Cavalletti aveva presentato ricorso per decreto ingiuntivo per la somma di € 241.010,58 nei confronti della stazione appaltante fondando la richiesta su stati di avanzamento regolarmente approvati nonché riserve trasmesse dalla stessa aggiudicatrice verso la stazione appaltante.
Il Tribunale accoglieva la richiesta e la controparte presentava opposizione rilevando come le riserve erano state trasmesse dalla aggiudicatrice in conseguenza di un mero rapporto contrattuale ma senza che le stesse potessero costituire un riconoscimento di debito.
Nel corso del giudizio il Giudice Istruttore nominava un consulente tecnico il quale si limitava a redigere una perizia sulla base della documentazione senza però compiere rilievi e/o accertamenti in loco.
Il consulente – all'esito del suo operato – riteneva eseguiti i lavori nella somma di € 66.025,21 anziché € 241.010,58.
L'avv. Carlo Cavalletti depositava istanza ex art. 92 disp. att. c.c. al fine di chiedere delucidazioni al consulente e il Giudice affermava che avrebbe deciso sul punto con la definitiva sentenza.
In data 19.8.2016 il Tribunale emetteva decisione che confermava la somma richiesta dal Consorzio accogliendo le motivazioni del legale avv. Carlo Cavalletti.
Ed infatti il G.I. rilevava come le riserve apposte dalla aggiudicataria alla stazione appaltante – riguardo a lavori eseguiti dal Consorzio – costituiscono un riconoscimento delle lavorazioni e dei relativi importi quantificati appunto in € 241.010,58.
Ma l'aspetto più importante della decisione concerne l'accoglimento della difesa nella parte in cui chiede di disapplicare la CTU in quanto non motivata e non fondata su dati scientifici e tecnici.
Ed infatti il G.I. afferma che la perizia non è sorretta da adeguata motivazione, in quanto non vengono specificatamente individuate dal CTU le lavorazioni già comprese nel contratto, né quelle eseguite in assenza di autorizzazione scritta; in ogni caso, la documentazione prodotta non consente di ritenere le opere oggetto di riserva già comprese nel contratto.
Il G.I. conferma quindi la debenza delle somme dovute al Consorzio e condanna la controparte anche alle spese processuali nella somma complessiva di € 20.000,00 circa.

Le riserve nei confronti della stazione appaltante in materia di appalti determina un riconoscimento del credito nei confronti del subappaltatore.

 

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Sussiste la responsabilità dell'ente gestore ex art. 2051 c.c. indipendentemente dalla presa in consegna formale della strada (Tribunale di Pisa sentenza n. 932 anno 2016)

Sussiste la responsabilità dell'ente gestore ex art. 2051 c.c. [..]

  • Data:04

Con atto di citazione, regolarmente notificato l'attore citava in giudizio Comune di Cascina, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, dinanzi al Tribunale di Pisa per accertare la responsabilità del Comune nel sinistro avvenuto in prossimità di un cavalcavia e condannare ente lo stesso al risarcimento del danno materiale così come indicato in narrativa oltre al danno biologico, patrimoniale e non, nella misura che sarà accertata in corso di causa. Si costituiva il Comune eccependo il difetto di legittimazione passiva riferendo come da verbali con la Provincia non risultasse la presa in consegna del tratto stradale. Durante il processo veniva acquisita ulteriore documentazione amministrativa e sentiti testimoni. Il G.I. così decideva: “condanna il Comune a pagare la somma di € 12.305,44 oltre rivalutazione monetaria e interessi legali e condanna altresì il Comune al pagamento di tutte le spese processuali pari ad € 4.835,00 oltre a quelle di CTU e CTP”. Il caso trae origine da un motociclista che- durante un percorso – cadeva rovinosamente a terra su di un cavalcavia a causa del dislivello sul tratto stradale; l'attore si rivolgeva all'avvocato Carlo Cavalletti di Pisa che sosteneva le proprie ragioni nel corso sia della trattativa stragiudiziale che nel successivo giudizio e – all'esito del processo – vedeva accogliere in toto quanto sostenuto. La sentenza appare interessante nella parte in cui il Giudice – rispondendo alla eccezione del Comune secondo cui non avrebbe preso in carico la strada (assenza di un verbale) – afferma che “è del tutto irrilevante che vi sia un verbale di presa in carico della strada. Se deve applicare un principio analogo a quello individuato da Cassazione n. 16374/2009 secondo cui la consegna della strada è irrilevante ai fini della titolarità della stessa e i provvedimenti amministrativi che determinano la natura di una strada sono meramente dichiarativi”. Peraltro afferma ancora il G.I. nella sua dettagliata motivazione: “appare irrilevante determinare chi sia l'effettivo proprietario della struttura perché rileva chi ha l'obbligo di mantenerla” e su tale aspetto rileva come “la manutenzione del manto compete all'ente proprietario della strada sovrapassante e quindi al Comune mentre non si ravvisa per quale motivo dovrebbe essere in capo al soggetto proprietario della strada sottopassante”. Il G.I. richiama poi sentenze della Corte di Cassazione coime la n. 21212/2015 e la n. 999/2014 secondo cui n tema di responsabilità per danni da cose in custodia, qualora il danno non derivi da un dinamismo interno della "res", in relazione alla sua struttura o funzionamento, ma presupponga un intervento umano che si unisca al modo d'essere della cosa inerte, il danneggiato può provare il nesso causale tra evento dannoso e bene in custodia unicamente dimostrando l'obiettiva situazione di pericolosità dello stato dei luoghi, tale da rendere probabile, se non inevitabile, il danno stesso. Accolte quindi tutte le ragioni del motociclista.

 

http://www.studiolegalecavalletti.it/responsabilita_ente_gestore.pdf

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La presenza di muffa nelle abitazioni giustifica la richiesta di riduzione del prezzo (Tribunale di Pisa sentenza n. 873 anno 2016)

La presenza di muffa nelle abitazioni giustifica [..]

  • Data:02

L'odierno attore aveva acquistato un'abitazione di nuova costruzione corrispondendo il prezzo di € 150.380,00 oltre iva e migliorie per € 6.688,31.
A partire dall'anno 2008 si verificavano vizi nell'immobile ed in particolare infiltrazioni di acqua, muffa nell'interno ed esterno tanto che instaurava- tramite la difesa dell'avv. Carlo Cavalletti- ricorso per accertamento tecnico preventivo all'esito del quale veniva stabilito un danno per € 12.000,00.
L'avv. Carlo Cavalletti- nell'interesse del proprio cliente- citava dinanzi al Tribunale di Pisa la società venditrice richiedendo – oltre ai danni stabiliti dal CTU- il danno da svalutazione dell'immobile.
La sentenza emessa dal G.I. - dopo aver sentito i teste e verificato la CTU- accoglieva le ragioni dell'acquirente riferendo espressamente che “la difesa aveva provato come i vizi si erano verificati dopo la consegna dell'immobile  e che quindi appare congruo quantificare la riduzione del prezzo nella percentuale del 15% del prezzo di acquisto e quindi in € 23.560,00.
Il G.I. procedeva altresì a condannare parte venditrice a tutte le spese legali comprese quelle relative all'accertamento preventivo.
La sentenza commentata appare interessante nella parte in cui riconosce all'attore il risarcimento del danno - peraltro stimato in un alto coefficiente – all'acquirente di un'abitazione a titolo di svalutazione del bene immobile.

 

La presenza di muffa nelle abitazioni giustifica la richiesta di riduzione del prezzo

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