Diritto Civile

Sinistri stradali e dinamica incerta: applicazione del principio di pari responsabilità. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 7479 del 20.03.2020).

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  • Data:1 Aprile

 

Sinistri stradali e dinamica incerta: applicazione del principio di pari responsabilità. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 7479 del 20.03.2020).

 

Un motocliclista, vittima di un sinistro con un altro veicolo rimasto sconosciuto, presentava ricorso al fine di ottenere il risarcimento dei danni.

Secondo la dinamica rappresentata dal ricorrente, l'incidente si sarebbe verificato a causa dell'invasione della carreggiata da parte dell'altro veicolo.

In primo e in secondo grado, stante l'incertezza della dinamica, veniva applicato il principio della pari responsabilità di cui all'art. 2054 c.c.

La questione giungeva, così, dinanzi la Suprema Corte, dove il motociclista ricorreva sollevando la violazione e falsa applicazione dell'art 2054, secondo comma, cc.

Nello specifico il ricorrente chiedeva se fosse corretto applicare tale norma, anche, nel caso in cui sia stata accertata la responsabilità di uno dei due soggetti e vi sia incertezza sulla corresponsabilità del danneggiato.

Gli Ermellini rigettavano il ricorso ritenendo il motivo infondato.

La Suprema Corte specifica che il principio della pari responsabilità rappresenta un criterio residuale applicabile nei casi in cui non sia possibile accertare con esattezza in quale misura i soggetti coinvolti abbiano contribuito a provocare il sinistro.

Nel caso di specie i dubbi sullo svolgimento dei fatti permaneva anche dopo le perizie effettuate, pertanto, appariva corretta l'applicazione del principio di cui all'art 2054 c.c. in quanto risultava impossibile determinare con esattezza la responsabilità dei soggetti coinvolti.

La Corte aggiungeva, altresì, che, sulla base della giurisprudenza consolidata, “la presunzione di pari responsabilità nella causazione di un sinistro non è superata neppure quando risulta accertata la colpa di uno dei due conducenti”.

Gli Ermellini affermavano che la responsabilità civile per i danni causati da cani randagi spetta all'ente o enti, a cui le leggi regionali attribuiscono il dovere di prevenire il pericolo per l'incolumità della popolazione, ciò in attuazione della legge quadro nazionale n. 281 del 1991.

Nel caso in esame la legge attribuiva tale dovere al servizio veterinario presso le unità sanitarie locali, adesso aziende locali.

In merito all'applicazione dell'art 2051 c.c. la Suprema Corte ribadisce che ha, correttamente, disposto la Corte di Appello, la quale, accertando l'inesistenza del nesso tra i cassonetti e l'incidente, ha reso irrilevante l'indagine sulla condotta del Comune in tal senso.

 

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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