Diritto Civile

Legittimo il licenziamento del lavoratore assente dopo il periodo di malattia (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro n. 7566 pubblicata il 27.03.2020).

Legittimo il licenziamento del lavoratore assente ...[..]

  • Data:14 Aprile

 

Il caso riguardava una lavoratrice licenziata in quanto assente dal posto di lavoro dopo il periodo di malattia.

La donna agiva in giudizio dove chiedeva l'annullamento del licenziamento intimatole.

In primo grado e in sede di appello la domanda veniva respinta.

La società datrice di lavoro, infatti, aveva comunicato il licenziamento per assenza ingiustificata dal lavoro, nello specifico la lavoratrice si collocava in ferie dopo la scadenza del periodo di comporto senza la relativa autorizzazione.

La donna ricorreva dinanzi alla Suprema Corte dove contestava, tra le altre cose, l'omessa visita medica dopo l'assenza della stessa dal lavoro per più di 60 giorni consecutivi.

Gli Ermellini rigettavano il ricorso ritenendo i motivi non fondati.

La Corte, infatti, chiariva che il lavoratore non può rifiutarsi di andare sul posto di lavoro, ciò perchè il datore di lavoro deve avere la possibilità, a seguito della malattia, di verificare se collocare il lavoratore in mansioni diverse in via provvisoria ed in attesa della visita medica.

A tal proposito, gli Ermellini hanno fatto riferimento alla giurisprudenza consolidata sul punto ed affermavano che il lavoratore, assente dal lavoro per malattia, non può, al fine di interrompere il periodo di comporto, scegliere di sostituire alla malattia la fruizione di ferie maturate e non godute.

Il datore di lavoro, a fronte di una richiesta di conversione della malattia in ferie, deve svolgere una valutazione e considerazione adeguata alla posizione del lavoratore. Quest'ultimo, infatti, superato il periodo di comporto, risulta esposto alla perdita del posto di lavoro.

Tale comportamento del datore non è configurabile qualora il lavoratore possa usufruire di agevolazioni atte ad evitare la risoluzione del rapporto per superamento del periodo di comporto, quali il collocamento in aspettativa non retribuita.

Nel caso di specie la Corte ha ritenuto corretto il ragionamento dei giudici di merito.

Il lavoratore in questione, infatti, aveva ricevuto avvisi dal datore di lavoro a fronte dei quali non aveva espresso la volontà di convertire il periodo di malattia in ferie o di collocarsi in aspettativa.

 

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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