Diritto Civile

Il consumatore che prenota una vacanza tramite internet ha diritto a richiedere eventuali somme ulteriori richieste dalla struttura alberghiera

Il consumatore che prenota una vacanza tramite internet [..]
  • Data: 26
“Il consumatore che prenota una vacanza tramite internet ha diritto a richiedere eventuali somme ulteriori richieste dalla struttura alberghiera” (Giudice di Pace di Pisa numero sentenza n. 347/2017)

La sentenza in esame, e il relativo commento, concerne una richiesta di rimborso effettuata da un viaggiatore che tramite un sito addetto alle prenotazione aveva riservato una settimana di vacanza in una struttura albergiera.
L'attore, giunto con la propria famiglia presso il villaggio, si era visto al momento dell'arrivo richiedere una somma suppletiva di € 567,00 non riportata nel preventivo iniziale e per tale motivo, dopo aver manifestato il proprio disappunto, si era rivolto all'avv. Martina Marianetti – collaboratrice dello Studio Legale Cavalletti – al fine di richiedere quanto indebitamente pagato.
Il processo si svolgeva dinanzi al Giudice di Pace di Pisa competente per territorio in quanto il viaggiatore aveva la propria residenza in Pisa.
Il Giudice, nella sentenza, accoglie le ragioni del viaggiatore ritenendo la causa documentale visto la produzione della prenotazione che riportava un importo diverso da quello poi richiesto dalla struttura alberghiera.
Altresì l'autorità giudiziaria dispone la condanna della società al pagamento di tutte le spese legali  che quindi dovranno essere corrisposte dal villaggio a favore del difensore.

Commento Avv. Martina Marianetti
c/o Studio Legale Cavalletti
Via R. Fucini, 49 56125 Pisa
Tel: 050540471
Fax. 050542616
www.studiolegalecavalletti.it

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In caso di nascita indesiderata la clinica e medici sono responsabili per aver negato anomalie del feto, in assenza di uno studio morfologico e malgrado l’ecografia non fosse idonea ad escluderle (Cassazione Penale n. 6793 anno 2016).

In caso di nascita indesiderata. [..]

  • Data:31

Il caso specifico oggetto di analisi della Suprema Corte concerne la mancata diagnosi della presenza di malformazioni del feto in grembo alla gestante. Le conseguenze di tale negligenza provocano, tra l'altro, in capo alla madre la perdita della possibilità di decidere o meno in merito all'interruzione della sua gravidanza con tutti i rischi e pericoli correlati.
La  Corte di Cassazione n. 6793 del 7 aprile 2016 ha accolto le ragioni dei genitori che avevano formulato "richiesta di risarcimento del danno da nascita indesiderata" avanzata in primo grado dai genitori della gestante, a cui nel corso della gravidanza non avevano diagnosticato la grave malformazione del feto comportando alla madre l'insorgenza di un pericolo di vita.
I genitori avevano citato dinanzi al Tribunale di Roma i sanitari sostenendo la responsabilità del personale medico della struttura sanitaria per il mancato accertamento e l'omessa informazione delle gravi malformazioni della nascitura (nello specifico poroencefalia), che aveva impedito l'esercizio del diritto della madre ad interrompere la gravidanza e causato sia alla nascitura che ai genitori gravi danni economici e sanitari".
La domanda dei ricorrenti veniva accolta sia in primo che secondo grado tanto che la struttura ricorreva in Corte di Cassazione per cercare di ottenere un ribaltamento dei precedenti giudizi sostenendo – a proprio favore - come la struttura sanitaria ricorrente deduceva la grave difficoltà della prestazione richiesta agli ecografisti di identificare la malformazione del feto.
La Cassazione confermava quanto precedentemente sostenuto in secondo grado ovvero: "all'esito di una puntuale disamina delle consulenze mediche di ufficio e di parte, la Corte d'Appello ha ritenuto sussistere negligenza e quindi colpa dei sanitari che effettuarono l'esame ecografico del marzo del 1992" considerando che erano passati cinque mesi dal momento del concepimento.
Sulla base della semplice ecografia effettuata i medici "attestarono positivamente il normale sviluppo del feto pur in mancanza del necessario studio morfologico e sulla base di immagini ecografiche del tutto inidonee ad escludere anomalie del sistema nervoso".
Continua la Corte di Cassazione come "sia evidente che la natura stessa di siffatto inadempimento esclude implicitamente, ma chiaramente, la possibilità di ritenere sussistenti problemi di speciale difficoltà nella prestazione rimasta ineseguita. Con riguardo agli esami ecografici della 30^ settimana e della 37^ settimana, d'altronde, l'assoluta evidenza della rilevabilità delle malformazioni, in base alle immagini acquisite, attestata da tutti i consulenti tecnici, sia di parte che di ufficio, ha del pari impedito di ritenere sussistenti i presupposti per l'esonero dei sanitari che li effettuarono dalla responsabilità per colpa lieve."
Dalla lettura della sentenza si ritiene quindi correttamente motivata la decisione in forza della quale  i medici devono ritenersi responsabili dei danni arrecati alla madre poiché hanno effettuato degli accertamenti inadeguati al fine di individuare anomalie del feto

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La limitazione di responsabilità, in caso di colpa lieve, può operare, per le condotte professionali conformi alle linee guida ed alle buone pratiche, anche in caso di errori che siano connotati da profili di colpa generica diversi dalla imperizia

La limitazione di responsabilità. [..]

  • Data:30

La limitazione di responsabilità, in caso di colpa lieve, può operare, per le condotte professionali conformi alle linee guida ed alle buone pratiche, anche in caso di errori che siano connotati da profili di colpa generica diversi dalla imperizia (Cassazione Penale Sezione IV n. 23283/2016).

Nei procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore della L. n. 189 del 2012, art. 3, relativi ad ipotesi di omicidio o lesioni colpose ascritte all’esercente la professione sanitaria, in un ambito regolato da linee guida, di talchè il processo verta sulla loro applicazione, stante l’intervenuta parziale abrogatio criminis delle richiamate fattispecie, in osservanza dell’art. 2 c.p., comma 2, occorre procedere d’ufficio all’accertamento del grado della colpa, giacché le condotte qualificate da colpa lieve sono divenute penalmente irrilevanti. La limitazione di responsabilità, in caso di colpa lieve, può operare, per le condotte professionali conformi alle linee guida ed alle buone pratiche, anche in caso di errori che siano connotati da profili di colpa generica diversi dalla imperizia. Ciò è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza 23283/2016 pubblicata in data 6 giugno 2016.
Il caso concerne quello di un sanitario condannato nei primi due gradi per omicidio colposo del paziente ma non in Corte di Cassazione che ha deciso di rimettere gli atti alla Corte di Appello di Genova. Ed infatti la Superma Corte stabilis che se il medico, nell'espletamento della sua attività professionale, commette errori che sono connotati da profili di colpa diversi dall'imperizia, egli non è responsabile della morte del paziente. Purché si sia attenuto alle linee guida e la sua condotta sia stata conforme alle buone pratiche opera la norma di cui all'articolo 3, comma 1, della cd. legge Balduzzi (numero 189/2012), in combinato disposto con l'articolo 43, comma 3, del c.p., con conseguente limitazione di responsabilità del medico per colpa lieve.
La Cassazione nella decisione in commento ha peraltro precisato che, concernendo ipotesi di procedimento pendente al momento dell'entrata in vigore dell'articolo 3 della legge numero 189/2012 e rientrante tra quelli inerenti ipotesi di omicidio colposo o di lesioni colpose ascritti a un esercente una professione sanitaria e in un ambito regolato da linee guida, in applicazione di quanto disposto dall'articolo 2, comma 2, del c.p., è necessario procedere d'ufficio all'accertamento del grado di colpa, tenendo conto della parziale abrogatio criminis delle predette fattispecie. Oggi, infatti, se la condotta del medico è caratterizzata da colpa lieve, essa deve ritenersi penalmente irrilevante.

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Corte di Cassazione – sez. Lavoro n. 4211/2016 - il datore è responsabile del fumo passivo in azienda

Fumo passivo in azienda. [..]

  • Data:04

Con questa importante sentenza della Corte di Cassazione – sez. Lavoro n. 4211/2016 – viene stabilito il principio secondo cui il datore di lavoro non vigliare sui dipendenti che non rispettano il divieto di fumare e ritenere di essere in regola con la legge per il solo fatto di aver predisposto qualche circolare anti-fumo. Il principio viene dalla Corte di Cassazione con cui viene condannata la Rai a risarcire un lavoratore.
La tv pubblica è stata infatti giudicata «manchevole» nel prendere provvedimenti contro chi ha continuato ad appestare i colleghi nonostante le sigarette fossero state messe al bando in uffici, corridoi, studi e redazioni. Per questo motivo la Suprema Corte ha confermato la condanna dell’azienda a risarcire, con quasi 32mila euro più interessi, i danni biologici e morali da fumo passivo subiti da una giornalista ora in pensione, ex conduttrice del Tg3.
Il datore si era difeso sostenendo di aver adottato tutte le misure necessarie contro il fumo. Ma la tv pubblica ha avuto ben poco da esibire a sua discolpa. Ad avviso della Suprema Corte, infatti, circolari e direttive - che sono l’unica cosa che la Rai ha detto di aver messo in campo - «non costituiscono, evidentemente, misura idonea a contrastare i rischi da esposizione da fumo passivo» se non si fanno rispettare con sanzioni. Queste disposizioni contro il fumo in tutti gli ambienti di lavoro della tv pubblica - rilevano gli “ermellini” condividendo quanto appurato dalla Corte di Appello di Roma - rimanevano «praticamente inattuate» perché l’azienda aveva scelto la strada del «cosiddetto approccio persuasivo e non repressivo», sottolinea il verdetto 4211 depositato oggi dalla Sezione lavoro della Cassazione. Una sentenza che fa sentire il fiato sul collo anche agli altri datori di lavoro tolleranti con i fumatori incalliti.
 Prova del “permissivismo” di Viale Mazzini sul vizio del fumo, è la circostanza che la Rai, nemmeno nel materiale difensivo depositato in Cassazione, - affermano i supremi giudici - ha dato prova «dell’effettiva inflizione di qualche sanzione disciplinare» ai trasgressori del divieto di accendere sigarette. In pratica, quella della Rai - rileva la decisione della Suprema Corte, collegio presieduto da Federico Roselli - è stata una «manchevole condotta» per la quale è stata riconosciuta la responsabilità di natura contrattuale dell’emittente pubblica, nei confronti della giornalista, «per non aver posto in essere misure idonee a prevenire la nocività dell’ambiente lavorativo derivante dal fumo».
Le indicate allegazioni datoriali, infatti, non sono da ritenersi sufficienti dinanzi a una riconosciuta responsabilità contrattuale del datore di lavoro per esposizione a fumo passivo, peraltro in assenza di alcuna prova circa l'effettiva inflizione di sanzioni disciplinari in merito, soltanto ipotizzate.
Del resto, l'articolo 1218 c.c. sancisce chiaramente che il debitore che non esegue la prestazione dovuta in maniera esatta deve risarcire il danno, a meno che non provi che l'inadempimento o il ritardo siano derivati da impossibilità della prestazione per causa a lui non imputabile.
In base alle perizie svolte sia in primo che in secondo grado, era emersa «la riconducibilità eziologica della patologia riscontrata a carico della lavoratrice alle condizioni di lavoro, ravvisando un danno biologico pari al 15%, con conseguente risarcimento».

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Vertenze contro compagnie telefoniche

Lo Studio Legale svolge da anni assistenza a clienti, professionisti, ditte e consumatori in genere nelle loro vertenze contro le compagnie telefoniche.


La disattivazione della linea telefonica, del fax e/o di strumenti di connessione tra cui in primis internet può spesso tramutarsi in un vero e proprio calvario specie se poi ci troviamo ad avere risposte vaghe e generiche da parte dei call center delle compagnie.

Ed ancora spesso gli utenti si trovano di fronte alla mancata concessione del codice di migrazione nel passaggio da una compagnia all’altra o alla richiesta di somme non dovute presenti in bolletta o addebiti nella Banca non giustificati ma talvolta- di fronte al potere economico delle compagnie- si decide di lasciar perdere e frustare i propri diritti.

Lo Studio Legale opera proprio per garantire i diritti dei utenti così come previsti anche dal codice dei consumatori riportando in posizione paritetica le posizioni processuali.

Numerosissime sentenze sia di Giudici di Pace che di Tribunale di ogni territorio nazionale hanno sancito il diritto degli utenti a vedersi riconosciuta ad esempio la illegittimità della disattivazione della linea telefonica nonché il risarcimento dei danni subiti sia a titolo di danno esistenziale che patrimoniale per eventuali disagi subiti dall’attività economica.

Ed ancora: quotidiani i risarcimenti per i disservizi oltre che per la mancata indicazione dei proprio nominativi nei registri cartacei e telematici.

Come procedere?

Dapprima occorre avere una copia del contratto stipulato e molto spesso la compagnia si rifiuta la consegna.

Ed allora lo Studio Legale – dopo invio di a/r- procederà a richiedere il contratto in via giudiziaria obbligando la compagnia alla consegna.

Successivamente- studiata la fattibilità della vertenza- lo Studio Legale effettuerà un “tentativo preliminare” che deve essere svolto sempre tramite raccomandata A/R.

Successivamente, per poter tutelare i propri diritti davanti alle sedi giudiziarie, è obbligatorio esperire preliminarmente un tentativo di conciliazione avanti al Co.Re.Com, Comitato Regionale per le Comunicazioni e/o organismo di conciliazione. Tale procedura conciliativa è regolamentata dal “Regolamento sulle procedure di risoluzione delle controversie tra operatori di comunicazioni elettroniche ed utenti – Allegato A alla delibera n. 173/07/CONS”, approvato 19 aprile 2007 dall’Agcom, Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

Infine lo Studio deciderà quale procedurà intraprendere e dinanzi a quale Giudice al fine di tutelare e garantire i diritti del cliente e la migliore azione.

Se hai bisogno di una consulenza in merito a questo argomento compila il form, ti contatteremo entro 24 ore.

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