Diritto Civile

E' risarcibile il danno in caso di cancellazione del volo ma anche in ipotesi di ritardo. Esame sentenza n. 322/2017 Giudice di Pace di Pisa relativa a cancellazione del volo e condanna compagnia aerea.

E' risarcibile il danno in caso di cancellazione del volo [..]
  • Data: 03

E' risarcibile il danno in caso di cancellazione del volo ma anche in ipotesi di ritardo. Esame sentenza n. 322/2017 Giudice di Pace di Pisa relativa a cancellazione del volo e  condanna compagnia aerea.
 

E' cronaca di questi giorni la continua cancellazione di voli da parte di compagnie aeree nonché gravi ritardi che mettono in difficoltà il passeggero in viaggio o per vacanze o per lavoro.
Pertanto in questo articolo proponiamo un'analisi giuridica ed una valutazione di sentenze relative  ai diritti del viaggiatore sia in caso di cancellazione del volo prenotato.
In molte pronunce di Giudici di Pace dell'intero territorio nazionale vi sono state pronunce di condanna di compagnie aeree al risarcimento dei danni subiti dal passeggero per ritardi e/o cancellazioni.
Giuridicamente il vettore viene sempre chiamato a rispondere sia per il danno patrimoniale che per quello non patrimoniale.
La materia dei ritardi aerei è stata è regolamentata da due importanti normative:

➢    Regolamento CEE 261/04, che ha stabilito precise condizioni in ipotesi d ritardi "In caso di ritardo, il vettore è responsabile per il danno a meno che non abbia preso tutte le misure possibili per evitarlo o che fosse impossibile prendere tali misure. La responsabilità per il danno è limitata a 4150 DSP (equivalente approssimativo in moneta locale".
➢    La Convenzione di Montreal, ratificata in Italia con legge 12/2004, che all'art. 19 prevede che "Il vettore è responsabile del danno derivante da ritardo nel trasporto aereo di passeggeri, bagagli o merci", salva naturalmente la prova liberatoria.
Circa poi il foro competente l'articolo 33 della Convenzione di Montreal, infatti, statuisce che “L'azione per il risarcimento del danno è promossa, a scelta dell'attore, nel territorio di uno degli Stati Parti, o davanti al tribunale del domicilio del vettore o della sede principale della sua attività... o davanti al tribunale del luogo di destinazione".

Si ricorda poi come la Suprema Corte di Cassazione  (Cass. civ., ordinanza 26.05.2005 n. 11183) abbia stabilito che, in materia di giurisdizione sulle controversie relative al trasporto aereo internazionale (in tal caso si parlava della Convenzione di Varsavia) i trattati internazionali individuano la giurisdizione, ma non la competenza interna, richiamando i fori alternativi solo come criteri di collegamento e non come criteri di competenza, che rimane soggetta al regime interno dello Stato in cui l'attore decide di intraprendere il giudizio.

Il campo d'applicazione della Convenzione di Montreal si estende "ad ogni trasporto internazionale di persone, bagagli o merci, effettuato con aeromobile a titolo oneroso. Essa si applica altresì ai trasporti con aeromobile effettuati a titolo gratuito da un'impresa di trasporto aereo". Mentre il complementare Regolamento CE estende le regole della Convenzione a tutti i voli "in partenza da un aeroporto situato nel territorio di uno Stato membro soggetto alle disposizioni del trattato", o anche "in partenza da un aeroporto situato in un paese terzo a destinazione di un aeroporto situato nel territorio di uno Stato membro soggetto alle disposizioni del trattato".

In ordine al risarcimento ciò che cambia, in ordine alla diversa applicazione della legge, è la liquidazione del danno.
Infatti, sia il Regolamento CE che la Convenzione di Montreal prevedono espressamente un risarcimento già stabilito, anche se il Regolamento preveda il diritto al risarcimento di un danno ulteriore.

Il punto controverso è la possibilità di richiedere il danno non patrimoniale anche se la giurisprudenza di merito ha affermato che"Nel contratto di trasporto, la compensazione pecuniaria forfettaria deve ritenersi pienamente satisfattiva, in assenza di specifica prova del maggior danno, di ogni disagio normalmente riconducibile ad un ritardo o ad una cancellazione del volo originario".

Si ricorda infine come numerose pronunce a livello nazionale hanno confermato l'applicazione del codice del consumo con foro nel domicilio dell'attore.
Analizzando poi alcune pronunce si richiama la sentenza del Giudice di Pace di Lecce che nel richiamare il contratto di trasporto, quindi l'art. 1681 cc stabilisce che il vettore che non esegua esattamente la prestazione è tenuto al risarcimento del danno se non prova che l'adempimento o ritardo è derivato da impossibilità sopravvenuta, ovvero da causa a lui non imputabile.

Una recente pronuncia del Giudice di Pace di Lecce stabilisce che un ritardo aereo non pregiudica alcun diritto ma ritiene  Cassazione avrebbe lasciato in capo ai danneggiati un "vuoto di tutela" che necessita di adeguati "correttivi" disponendo la liquidazione del danno morale.

 
Si allega sentenza emessa dal Giudice di Pace di Pisa in cui l'autorità giudiziaria accoglie le ragioni dell'attore e dispone la condanna della compagnia per cancellazione in forza dell'art. 7/1 del Reg. C.E. 261/2004 oltre al rimborso delle spese sostenute; la palese fondatezza induce il Giudice a condannare la compagnia al pagamento delle spese legali.


Avv. Carlo Cavalletti
Via R. Fucini, 49 56125 Pisa
Tel: 050540471
Fax. 050542616
www.studiolegalecavalletti.it



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Il consumatore che prenota una vacanza tramite internet ha diritto a richiedere eventuali somme ulteriori richieste dalla struttura alberghiera

Il consumatore che prenota una vacanza tramite internet [..]
  • Data: 26
“Il consumatore che prenota una vacanza tramite internet ha diritto a richiedere eventuali somme ulteriori richieste dalla struttura alberghiera” (Giudice di Pace di Pisa numero sentenza n. 347/2017)

La sentenza in esame, e il relativo commento, concerne una richiesta di rimborso effettuata da un viaggiatore che tramite un sito addetto alle prenotazione aveva riservato una settimana di vacanza in una struttura albergiera.
L'attore, giunto con la propria famiglia presso il villaggio, si era visto al momento dell'arrivo richiedere una somma suppletiva di € 567,00 non riportata nel preventivo iniziale e per tale motivo, dopo aver manifestato il proprio disappunto, si era rivolto all'avv. Martina Marianetti – collaboratrice dello Studio Legale Cavalletti – al fine di richiedere quanto indebitamente pagato.
Il processo si svolgeva dinanzi al Giudice di Pace di Pisa competente per territorio in quanto il viaggiatore aveva la propria residenza in Pisa.
Il Giudice, nella sentenza, accoglie le ragioni del viaggiatore ritenendo la causa documentale visto la produzione della prenotazione che riportava un importo diverso da quello poi richiesto dalla struttura alberghiera.
Altresì l'autorità giudiziaria dispone la condanna della società al pagamento di tutte le spese legali  che quindi dovranno essere corrisposte dal villaggio a favore del difensore.

Commento Avv. Martina Marianetti
c/o Studio Legale Cavalletti
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Per ottenere la cittadinanza occorre che lo straniero abbia risieduto in Italia senza interruzioni sino[--]

Per ottenere la cittadinanza occorre che lo straniero abbia risieduto in Italia senza interruzion [..]

  • Data: 26

“Per ottenere la cittadinanza occorre che lo straniero abbia risieduto in Italia senza interruzioni sino alla maggiore età e ciò deve essere avvenuto in via effettiva e non in violazione di norme che regolano l'ingresso o il soggiorno” (Corte di Cassazione sentenza n. 12380 anno 2017)


La sentenza in esame concerne il caso di una ragazza nata in Italia da cittadini stranieri che richiedeva la cittadinanza italiana per aver vissuto in Italia in modo continuativo.
Dagli atti era emerso come i genitori avevano indicato al momento della nascita una residenza estera e che tale dato formale non era stato modificato per quattro anni.
Per i giudici di merito l'indicazione di una residenza estera al momento della nascita sarebbe ostativo alla dimostrazione della continuità della residenza ed anzi proprio l'indicazione formale di una residenza estera renderebbe impossibile dimostrare una residenza effettiva diversa.
Secondo la Corte di Cassazione l'art. 4 della legge 91/1992 comma 2 , secondo il quale lo straniero nato in Italia e che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni diviene cittadino se  dichiara di voler acquistare la cittadinanza entro un anno dalla suddetta data), deve essere interpretato nel senso che occorre una residenza effettiva e non meramente formale.
E pertanto l'eventuale iscrizione tardiva nell'anagrafe non può costituire un limite al riconoscimento della cittadinanza specie se la parte dimostra di aver risieduto in maniera continuativa in Italia.
Nel caso esaminato la richiedente era riuscita a superare il dato formale allegando i libretti di lavoro paterno che dimostravano la residenza in Italia nonostante la stessa fosse all'estero oltre alle vaccinazioni e la percezione degli assegni familiari.
Dovrà pertanto essere annullata la sentenza della Corte di Appello di Bologna la quale – previo annullamento con rinvio – dovrà decidere in forza dei suddetti principi.

commento Avv. Irene Vannozzi
c/o Studio Legale Cavalletti
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La mancata allegazione dei fatti costitutivi nell'opposizione a precetto determina la inammissibilità delle richieste istruttorie. Rigetto opposizione a precetto (Tribunale di Livorno sentenza 828 anno 2016 rep. 1489 anno 2016)

la mancata allegazione dei fatti costitutivi nell'opposizione [..]

  • Data:29

La società finanziaria spa - difesa dall'avv. Carlo Cavalletti - notificava precetto cambiario alla società debitrice la quale presentava opposizione ex art. 615 c.p.c sostenendo che la consegna del titolo era risultato di un comportamento violento e che gli interessi applicati risultavano moratori.

La società finanziaria si difendeva eccependo la inammissibilità della CTU contabile trattandosi di una contestazione del tutto generica in quanto la  società opponente si era limitata a riferire come “il tasso applicato sia da usura”.

L'istanza di ammissione di CTU contabile veniva quindi ritenuta del tutto esplorativa.

Altresì il G.I. rilevava come non veniva contestata la sottoscrizione della cambiale ma dedotta la nullità del contratto posto a fondamento per un comportamento estorsivo e minaccioso dei rappresentati legali della finanziaria.

Anche tali contestazioni sono risultate del tutto generiche e inutili riguardo alle richieste formulate da parte opponente in quanto veniva richiesta la nullità e non l'annullabilità che era stata posta a fondamento del contratto.

Rileva ancora il G.I. come parte attrice non ha fornito alcuna prova delle allegazioni così che viene rigettata la opposizione a precetto e confermata la somma dovuta oltre alla condanna delle spese legali così come da dispositivo.

Si specifica peraltro che parte attrice opponente aveva presentato denuncia-querela presso la Procura della Repubblica cui seguiva archiviazione a favore della finanziaria.

 

Tribunale_Livorno_sentenza_828_anno_2016_rg._5269_anno_2013.pdf

 

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