Diritto Civile

Studio Legale Cavalletti

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E' da ritenersi illegittima la iscrizione ipotecaria fondata su un titolo la cui esecutività è stata sospesa.In tal ipotesi si verifica la lesione dei diritti della persona al buon nome inteso come affidabilità sul mercato del credito

E' da ritenersi illegittima la iscrizione ipotecaria fondata su un titolo la cui esecutività è stata sospesa.... ... 

  • Data: 1 Aprile
“E' da ritenersi illegittima la iscrizione ipotecaria fondata su un titolo la cui esecutività è stata sospesa. In tal ipotesi si verifica la lesione dei diritti della persona al buon nome inteso come affidabilità sul mercato del credito, alla riservatezza e all'immagine. Il danno risarcibile è determinabile tramite la tabella elaborata dall'Osservatorio sulla Giustizia di Milano relativa ai criteri per la liquidazione del danno da diffamazione a mezzo stampa” (Tribunale di Pisa, ordinanza rg. 2482 anno 2016).

Il caso concerne una richiesta danni promossa da un cittadino che, dopo aver intrapreso vertenze contro l'amministrazione finanziaria dinanzi alla Commissione  Tributaria ed aver ottenuto la sospensione di due titoli, vedeva iscriversi ipoteca giudiziale per una somma di € 220.000,00 circa relative a tre avvisi di accertamento.
L'avv. Carlo Cavalletti depositava ricorso ex art. 702 bis cpc dinanzi al Tribunale di Pisa per sentire - riconosciuta l’illegittimità/sproporzione dell’iscrizione ipotecaria - condannare l'ente di riscossione al risarcimento del danno per illegittima iscrizione dell’ipoteca sull’immobile da valutarsi in via equitativa dal giudice, tenuto conto della durata della trascrizione e degli effetti pregiudizievoli da essa generati oltre interessi legali e rivalutazione monetaria.
Altresì parte ricorrente chiedeva di condannare sempre l'ente di riscossione a risarcire al cliente i danni patrimoniali conseguenti, a titolo di mancato guadagno, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria.
Il Giudice, svolta l'istruttoria, emetteva ordinanza di accoglimento della richieste del rappresentato dall'avv. Carlo Cavalletti in cui espressamente riferiva che è da ritenersi illegittima la iscrizione ipotecaria fondata su un titolo la cui esecutività è stata sospesa.
La decisione appare interessante nella parte in cui il Giudice ritiene che, la illegittima iscrizione ipotecaria, determina ipotesi di lesione dei diritti della persona al buon nome inteso come affidabilità sul mercato del credito, alla riservatezza e all'immagine.
Per la valutazione del danno il Tribunale di Pisa afferma che lo stesso è determinabile tramite la tabella elaborata dall'Osservatorio sulla Giustizia di Milano relativa ai criteri per la liquidazione del danno da diffamazione a mezzo stampa  e con altri mezzi di comunicazione tenendo conto della gravità delle offese, del pregiudizio del diffamato sotto il profilo professionale e della media distribuzione del mezzo diffamatorio.
In conclusione il Giudice condanna l'ente di riscossione alla somma di € 21.000,00 oltre alle spese del giudizio.

 

Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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Non sussistono i presupposti per l’applicazione dell’art. 1243 cpc tra una diffida accertativa, peraltro non impugnata, e una opposizione sub iudice” (Tribunale di Livorno, sezione Lavoro, sentenza 107 anno 2019).

Non sussistono i presupposti per l’applicazione dell’art. 1243 cpc tra una diffida accertativa... ... 

  • Data: 1 Aprile
“Non sussistono i presupposti per l’applicazione dell’art. 1243 cpc tra una diffida accertativa, peraltro non impugnata, e una opposizione sub iudice” (Tribunale di Livorno, sezione Lavoro, sentenza 107 anno 2019).

Il caso riguarda un lavoratore - difeso dall'avv. Carlo Cavalletti - che aveva presentato denuncia-ispettiva presso la DTL la quale, a seguito di accertamenti, aveva emesso diffida accertativa a carico del datore di lavoro.

Seguiva successiva notifica di atto di precetto cui però presentava opposizione il datore ssostenedo la pendenza in giudizio di una causa con la quale lo stesso datore richiedeva una somma di risarcimento.

La difesa del lavoratore sosteneva in giudizio come il principio di compensazione dei crediti difatti, per operare, necessita di alcuni presupposti; non basta, infatti, che vi siano dei semplici reciproci rapporti di debito e credito tra le parti, ma è anche necessario che tali rapporti rappresentino crediti omogenei, liquidi ed esigibili.

In tale concreto caso, è palese come manchino del tutto i presupposti richiesti per l’istituto della compensazione in considerazione che l’asserito credito paventato da controparte- nel caso in cui venisse accertato- si fonda su di un risarcimento danni che allo stato attuale non è possibile quantificare.

Impossibile pertanto operare una compensazione tra crediti certi (credito di lavoro vantato dal lavoratore) e millantati crediti per risarcimento danno che al momento sono incerti e derivanti dall’esito del giudizio instaurato.

Il Giudice del Lavoro accoglie la difesa del lavoratore e afferma che “l’opposizione è infondata e non merita accoglimento in quanto, a fronte della certezza e liquidità del credito vantato dal ricorrente in virtù della diffida accertativa in atti (mai impugnata dalla società resistente), pacificamente incerto, in quanto sub iudice, è il credito che si oppone in compensazione, di talché non sussistono i presupposti per l’applicazione dell’art. 1243 cc”.

Segue altresì condanna alle spese del giudizio.

 

Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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La mancata iscrizione del professionista all'albo degli ingegnere determina la nullità della prestazione ai sensi dell'art. 2331 c.c.” (Giudice di Pace di Pisa sentenza n. 150 anno 2019).

La mancata iscrizione del professionista all'albo degli ingegnere determina la nullità ... ... 

  • Data: 19 Marzo
““La mancata iscrizione del professionista all'albo degli ingegnere determina la nullità della prestazione ai sensi dell'art. 2331 c.c.” (Giudice di Pace di Pisa sentenza n. 150 anno 2019).” 
La vicenda riguarda una richiesta di pagamento formulata da un professionista nei confronti di un condominio per presuntà attività di calcolo relativa a lavori di ristrutturazione.
Si costituiva dinanzi al Giudice di Pace di Pisa il Condominio, rappresentato dall'avv. Carlo Cavalletti, che eccepiva sia la mancata conclusione di accordo professionale sia la mancata iscrizione del professionista nell'albo degli ingegneri.
Nel procedimento in essere si costituiva a sostegno della domanda di parte attrice, in via adesiva autonoma, una ulteriore figura quale un ingegnere riferendo che lo stesso risultava iscritto al competente ordine ed avrebbe svolto il lavoro per conto del Condominio.
Il Giudice acquisiva i verbali di assemblea e ammetteva interrogatorio formale dell'attore nella cui udienza veniva richiesto se fosse iscritto all'ordine degli ingegneri.
In data 25.2.2019 il Giudice di Pace pubblicava la sentenza in commento confermando la totale ragione del condominio, rappresentato dall'avv. Carlo Cavalletti, motivando come, anche laddove dovesse ritenersi sussistente l'incarico dedotto in giudizio da parte attrice, a prestazione risulterebbe comunque nulla stante la mancata iscrizione dell'attore all'albo degli ingegneri, e ciò ai sensi dell'art. 2331 cc (sul punto cfr. Cassazione Civ. n. 11947/1993).
Ed ancora il Giudice, sempre in accoglimento delle eccezioni mosse dal legale del condominio, affermava come in relazione alla domanda formulata dal terzo intervenuto in via subordinata, la stessa anche ove ritenuta provata, risulterebbe incompatibile con la posizione assunta in via principale che si configura come un intervenuto adesivo alla domanda di parte attrice e non come una domanda propria. Tale domanda proposta in via subordinata deve pertanto essere respinta.

 

Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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L'opposizione alla cartella di pagamento, emessa ai fini della riscossione di una sanzione amministrativa pecuniaria comminata per violazione del codice della strada, va proposta ai sensi dell'art 7 d.lgs 150/11 [..]

L'opposizione alla cartella di pagamento, emessa ai fini della riscossione di una sanzione ... ... 

  • Data: 19 Marzo
“L'opposizione alla cartella di pagamento, emessa ai fini della riscossione di una sanzione amministrativa pecuniaria comminata per violazione del codice della strada, va proposta ai sensi dell'art. 7 d.lgs 150/11 e non nelle forme della opposizione all'esecuzione ex art. 615 cod. proc. Civ. (sentenza n. 171 anno 2019 Giudice di Pace di Pisa)” 
La sentenza in oggetto concerne una opposizione nelle forme ex art. 615 c.p.c, presentata dall'avv. Carlo Cavalletti, relativa ad una cartella esattoriale per presunte violazioni del cds.

Il Giudice riferisce come le SS.UU. con la sentenza 22/09/2017 n. 22080 hanno sancito che l'opposizione alla cartella di pagamento, emessa ai fini della riscossione di una sanzione amministrativa pecuniaria comminata per violazione del codice della strada, va proposta ai sensi dell'art. 7 d.lgs 150/11 e non nelle forme della opposizione all'esecuzione ex art. 615 cod. proc. civ., qualora la parte deduca che essa costituisce il primo atto con il quale è venuta a conoscenza della sanzione irrogata in ragione della nullità o dell'omissione della notificazione del processo verbale di accertamento della violazione del codice della strada, il termine per la proponibilità del ricorso, a pena di inammissibilità, è quello di trenta giorni decorrente dalla data di notificazione della cartella di pagamento.

In relazione alla avvenuta prescrizione, eccepita dalla difesa del ricorrente, il Giudice motiva come, secondo il disposto degli artt. 209 Cds e 28 L.689/81, risulta essere decorso il termine prescrizionale di cinque anni fra la data della notifica del verbale di contravvenzione avvenuta il 13.6.09 e la notificazione della cartella esattoriale, avvenuta nel dicembre 2018, senza che alcun atto interruttivo della prescrizione stessa sia stato notificato all'opponente in tale lasso di tempo. Per tali motivi, in accoglimento della proposta opposizione, va dichiarata l'estinzione dell'obbligazione pecuniaria per intervenuta estinzione del credito cartellizzato, non esercitato nel termine quinquennale, con conseguente caducazione della relativa cartella.

Sull'applicazione del termine quinquennale ex art.209 Cds, si osserva che la cartella esattoriale vale come un mero atto di precetto, volto alla messa in mora del debitore e all'interruzione del termine prescrizionale.

L'autorità giudiziaria, stante le ragioni, condanna altresì la controparte al pagamento delle spese processuali.

 

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