Diritto del Lavoro

Datore di Lavoro responsabile per danni da aminato indipendentemente dall'entrata in vigore della normatica.

  • Data: 25

I dante causa ricorrevano in Cassazione dopo che il Tribunale e la Corte di Appello avevano rigettato le richieste degli di risarcimento del danno “iure proprio” e “iure hereditatis” contro il datore di lavoro.


La motivazione delle richiamate sentenze di primo e secondo grado si basava sul fatto che il lavoratore era deceduto per mesotelioma pleurico contratto nell’esercizio della sua attività lavorativa svolta tra l’anno 1955 e 1982 quindi in un periodo anteriore all’introduzione di norme per il trattamento dell’amianto.
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 22710/2015 ribalda tale motivazione ritenendo irrilevante il momento di entrata in vigore delle normative specifiche ai fini della decisione sulla colpa o meno del datore di lavoro fondata invece sulla conoscenza/conoscibilità della pericolosità delle fibre.
Ed infatti a parere della Corte di Cassazione la responsabilità del datore per la mancata adozione delle misure idonee a tutelare l’integrità fisica dei lavoratore discende o da norme specifiche o, quando queste non siano rinvenibili, dalla norma di ordine generale di cui all'art. 2087 c.c., la quale impone all'imprenditore l'obbligo di adottare nell'esercizio dell’impresa tutte quelle misure che, secondo la particolarità del lavoro in concreto svolto dai dipendenti, si rendano necessarie a tutelare l’integrità fisica dei lavoratori.
Peraltro quel che risulta determinante è la circostanza che pericolosità della lavorazione dell'amianto era infatti nota da epoca ben anteriore.
L’art. 29, tabella B n. 12, del R.D. 14 giugno 1909 n. 442, includeva la filatura e tessitura dell'amianto tra i lavori insalubri o pericolosi, nei quali l'applicazione delle donne minorenni e dei fanciulli era vietata o sottoposta a speciali cautele in particolare riguardo ai locali ove non era assicurato il pronto allontanamento del pulviscolo.
Medesime prescrizioni si trovavano nel D.lgt. 6 agosto 1916 n. 1136, art. 36, tabella B, n. 13 e nel R.D. 7 agosto 1936 n. 1720, che approvava le tabelle indicanti i lavori per i quali era vietata l’occupazione dei fanciulli e delle donne minorenni; peraltro tale ultima normativa prevedeva particolari prescrizioni nell’occupazione dei fanciulli e delle per la lavorazione dell'amianto, limitatamente alle operazioni di mescola, filatura e tessitura.
Il R.D. 14 aprile 1927 n. 530, tra gli altri, agli artt. 10, 16, e 17, conteneva diffuse disposizioni relative all'aerazione dei luoghi di lavoro, soprattutto in presenza di lavorazioni tossiche.
La Corte di Cassazione – nella sua motivazioni- esplica come l'asbestosi, malattia provocata da inalazione da amianto, fosse già conosciuta fin dai primi del '900 e prevista tra le malattie professionali con la legge 12 aprile 1943 n. 455 oltre già richiamata in altre normative quali la legge delega 12 febbraio 1955 n. 52, che, all'art. 1, lett. F, prevedeva di ampliare il campo della tutela; il D.P.R. 19 marzo 1956, n. 303; le visite previste dal D.P.R. 20 marzo 1956 n. 648.
La Corte di Cassazione rileva inoltre come in forza del T.U. n. 1124 del 1965, art. 153, per le lavorazioni di cui all'allegato n. 6 si pagava un premio supplementare nel caso di agenti patogeni superiore a determinati valori minimi.
Quindi nel caso specifico si ritiene sussistere la colpa del datore di lavoro in quanto l'imperizia è uno dei parametri integrativi al quale commisurare la colpa e non potrebbe risolversi in esimente da responsabilità per il datore di lavoro: l'intrinseca pericolosità delle fibre dell'amianto è conosciuta da tempo, tanto che l'uso di materiali che la contengono era anzitempo sottoposto a particolari cautele, indipendentemente dalla concentrazione di fibre.
Si imponeva, quindi, il concreto accertamento dell'adozione di misure idonee a ridurre il rischio connaturale all'impiego di materiale contenente amianto, in relazione alla norma di chiusura di cui all'art 2087 c.c. ed al D.P.R. 19 marzo 1956 n. 303; quest'ultimo, all'art. 2, stabilisce che nei lavori che danno normalmente luogo alla formazione di polveri di qualunque specie, il datore di lavoro è tenuto ad adottare provvedimenti atti ad impedire o ridurre, per quanto è possibile, lo sviluppo e la diffusione nell'ambiente di lavoro, soggiungendo che le misure da adottare a tal fine devono tenere conto della natura delle polveri e della loro concentrazione, cioè devono avere caratteristiche adeguate alla pericolosità delle polveri.
Devono altresì esser tenute presenti altre norme dello stesso D.P.R. n. 303, ove si disciplina il dovere del datore di lavoro di evitare il contatto dei lavoratori con polveri nocive: così l'art. 9, che prevede il ricambio d'aria, l'art. 15, che impone di ridurre al minimo il sollevamento di polvere nell'ambiente mediante aspiratori, l’art. 18, che proibisce l'accumulo delle sostanze nocive, l’art. 19, che impone di adibire locali separati per le lavorazioni insalubri, l'art. 20, che difende l'aria dagli inquinamenti con prodotti nocivi specificamente mediante l'uso di aspiratori, l'art. 25, che prescrive, quando possa esservi dubbio sulla pericolosità dell'atmosfera, che i lavoratori siano forniti di apparecchi di protezione.
In conclusione – ad avviso della Corte di Cassazione con un ragionamento del tutto condivisibile- è irrilevante che all'epoca dei fatti di causa non si sapesse che anche singole fibre d'amianto inalate potevano essere letali ed anzi era di competenza del datore di lavoro dimostrare nel giudizio di aver assolto a tutte le misure di sicurezza specie in relazione ad una malattia (mesotelioma pleurico) di cui già da tempo si conoscevano le dirette cause ambientali.
Avv. Carlo Cavalletti
Via R. Fucini, 49 56125 Pisa
Tel: 050540471
Fax. 050542616
www. studiolegalecavalletti.it

INFORMATIVA Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy. Cliccando su "OK" acconsenti all’uso dei cookie Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Cliccando su "OK" acconsenti all’uso dei cookie.