Diritto del Lavoro

Non può essere vietato in assoluto al lavoratore lo svolgimento di attività (lavorative o extra lavorative) durante la malattia, a condizione che dette attività[..]

Non può essere vietato in assoluto al lavoratore lo svolgimento di attività (lavorative o extra lavorative) durante la malattia[..]

  • Data: 13

 

“Non può essere vietato in assoluto al lavoratore lo svolgimento di attività (lavorative o extra lavorative) durante la malattia, a condizione che dette attività non siano tali da far presumere l’inesistenza della malattia, dimostrandone quindi la simulazione fraudolenta, o tali da pregiudicare o ritardare la guarigione e, di conseguenza, il rientro in servizio del lavoratore” (Corte di Cassazione Sentenza 19 settembre 2017 sezione lavoro n. 21667).
 

Il caso concreto concerne un lavoratore sorpreso a svolgere alcune attività presso l’esercizio commerciale del figlio durante la malattia a seguito di un infortunio sul lavoro. L’Inail aveva certificato infermità a seguito di una contusione alla spalla e al polso che impedivano al lavoratore di svolgere le mansioni di autotrenista cui era addetto (guida di camion con scarico delle merci trasportate). La società datrice di lavoro aveva esperito la procedura disciplinare, sfociata nel licenziamento del lavoratore per giusta causa.
La Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, valuta se il caso possa essere configurato come licenziamento per giusta causa del lavoratore che abbia svolto attività lavorativa (o extra lavorativa) durante il periodo di malattia, e sull’iter che il giudice deve seguire per valutare la compatibilità di tali attività con tale stato.
Durante il giudizio di primo grado, la società datrice di lavoro aveva allegato e documentato tramite investigazioni private,  fotografie e  deposizione di un teste  come il lavoratore, durante il periodo di malattia, aveva svolto attività incompatibili con tale stato (avendo contusioni alla spalla e al polso) quali la guida di autovettura, l’apertura e chiusura del negozio del figlio, lo spostamento di carichi pesanti e di vasi con piante: il Tribunale dichiarava la legittimità del licenziamento.
La Corte di Appello, ribaltando la sentenza di primo grado, aveva invece accolto l’impugnazione del lavoratore, sostenendo che le attività svolte da quest’ultimo presso l’esercizio commerciale del figlio nei giorni e negli orari indicati nella contestazione disciplinare non erano contrarie allo stato di malattia. Di fatto era emersa una diversa attività svolta dal lavoratore che si era limitato a guidare la propria auto, nello spostare piccole piantine e chiudere la saracinesca del negozio con dispositivo elettronico.
Il datore di lavoro ricorreva in Cassazione lamentando come la Corte d’Appello avesse confuso la “falsità ideologica” del certificato medico con la condotta contestata, consistente nello svolgimento da parte del lavoratore di un’attività “pregiudicante” lo stato di malattia e si dogliava anche come tale attività fosse qualificata come lavorativa e non semplicemente come “pregiudicante lo stato d’infortunio”.
La Suprema Corte rigettava integralmente il ricorso, confermando la decisione del giudice d’appello.
La pronuncia si inserisce nell'orientamento, secondo cui non può essere vietato in assoluto al lavoratore lo svolgimento di attività (lavorative o extra lavorative) durante la malattia, a condizione che dette attività non siano tali da far presumere l’inesistenza della malattia, dimostrandone quindi la simulazione fraudolenta, o tali da pregiudicare o ritardare la guarigione e, di conseguenza, il rientro in servizio del lavoratore.
Secondo la Corte, le attività lavorative (e non) pregiudicherebbero lo stato di malattia (o d’infortunio) non solo qualora ne derivi l’effettiva impossibilità temporanea di ripresa (e dunque, in concreto, il lavoratore abbia ritardato la guarigione o la malattia si sia aggravata), ma anche qualora tali attività possano in astratto mettere in pericolo la guarigione del lavoratore, attraverso un giudizio da svolgersi ex ante.
Nella parte motivata la Corte specifica comunque il principio secondo cui la valutazione della incompatibilità dell’attività svolta in costanza di malattia spetta ai giudici di merito ed è da valutarsi caso per caso sulla base del tipo di attività (sia lavorativa sia extra lavorativa) svolta dal lavoratore, della patologia diagnosticata e delle mansioni normalmente espletate presso il datore di lavoro.
 

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avv. Carlo Cavalletti
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