Diritto del Lavoro

Onere della prova in capo all'accusa per etilometro non revisionato (Corte di Cassazione, Sezione Penale n. 38618 del 19.09.2019).

Onere della prova in capo all'accusa [..] 

  • Data: 10 Ottobre

 

 

Onere della prova in capo all'accusa per etilometro non revisionato (Corte di Cassazione, Sezione Penale n. 38618 del 19.09.2019).

Con la pronuncia in esame la Corte si allinea al principio già affermato in sede civile.

Nello specifico la Corte da dei chiarimenti sugli etilometri non revisionati qualora l' alcoltest  risulti positivo.

Il caso prendeva le mosse da un ricorso presentato da un automobilista, risultato positivo all'alcoltest, mentre era alla guida del suo veicolo.

Nel caso di specie il verbale della Polizia Stradale non conteneva informazioni precise in merito al superamento della revisione dell'etilometro.

L'automobilista veniva condannato, con giudizio abbreviato, dal Tribunale competente a circa 1000 euro di sanzione e a 4 mesi di carcere. Decisione confermata dalla Corte di Appello.

La questione giungeva, pertanto, in Cassazione.

La difesa dell'automobilista evidenziava che l'etilometro era omologato ma non revisionato. Altro elemento rilevato dalla difesa era la mancata riduzione della pena alla metà di quella irrogata in caso di abbreviato.

L'elemento centrale riguardava l'onere della prova della revisione dell'etilometro.

Secondo gli Ermellini spetta all'accusa provare il corretto funzionamento dell'apparecchio e la regolarità delle verifiche effettuate. Solo a seguito di tale prova può sorgere in capo all'imputato l'onere di dimostrare il contrario.

Nel caso in esame, pertanto, la Corte accoglieva il ricorso, annullava la sentenza della Corte di Appello e rinviava per un nuovo giudizio.

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Abusivismo edilizio e demolizione (Corte di Cassazione, Sezione Penale n. 36257 del 20.08.2019).

Abusivismo edilizio e demolizione [..] 

  • Data: 19 Settembre

 

Abusivismo edilizio e demolizione (Corte di Cassazione, Sezione Penale n. 36257 del 20.08.2019).

 

Nella sentenza in esame la Cassazione affronta il tema dell'abusivismo edilizio e nello specifico analizza il rapporto tra diritto individuale all'abitazione ed interesse pubblico della collettività alla demolizione dell'immobile abusivo.

La questione giunge dinanzi alla Corte di Cassazione a seguito di un giudizio instaurato da una anziana signora alla quale veniva negata la richiesta di sospensione di un ordine di demolizione di opere edilizie realizzate in violazione di legge.

La difesa sosteneva l'assenza di proporzione tra la sanzione e la situazione abitativa della signora.

In particolare affermava che la lesione prodotta dalla costruzione era di modesto valore, inoltre occorreva tenere in considerazione il diritto all'abitazione quale bene giuridico costituzionalmente  tutelato.

A ciò si aggiungeva che l'abitazione in questione costituiva l'unico immobile nel quale la signora poteva abitare in quanto le condizioni economiche della stessa non le consentivano di spostarsi altrove.

La Suprema Corte respinge il ricorso.

A parere della Corte, infatti, il diritto all'abitazione non può prevalere sull'interesse pubblico della collettività alla demolizione di opere abusive.

La Corte, sottolinea, altresì, che si tratta comunque di ordine previsto da una legge dello Stato, il cui bilanciamento tra i due diritti è già stato operato.

L'ordine di demolizione, secondo i giudici non assolve ad una funzione punitiva ma ad una funzione ripristinatoria del bene tutelato ovvero eliminare le conseguenze dannose della condotta.

Per quanto riguarda le condizioni economiche di chi occupa l'immobile abusivo la Corte le ritiene irrilevanti in quanto “deduzioni fattuali prive di rilievo in sede di legittimità”.


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Niente reato ma illecito civile per il falso in assegno circolare.(Corte di Cassazione, Sezione Penale n. 24165 depositata il 30.05.2019).

Niente reato ma illecito civile per il falso in assegno circolare [..] 

  • Data: 02 Settembre

 

Niente reato ma illecito civile per il falso in assegno circolare.(Corte di Cassazione, Sezione Penale n. 24165 depositata il 30.05.2019).

 

Nella pronuncia in esame la Corte si sofferma sulla depenalizzazione del falso in assegno circolare.

La vicenda traeva origine da una pronuncia della Corte di Appello con la quale, in riforma parziale della sentenza di primo grado, veniva ridotta la pena ad un imputato in relazione ad una accusa di truffa e falso in assegno circolare.

L'imputato proponeva ricorso per Cassazione e sosteneva la violazione dell'art 606 lett. e) c.p.p. in riferimento all'identificazione dell'imputato quale autore dei reati contestati.

La Corte ritiene il ricorso non fondato e pertanto inammissibile, in quanto secondo i Giudici,  l'imputato era uno degli autori delle condotte in esame.

Nonostante il ricorso sia da ritenersi inammissibile la Corte ritiene opportuno applicare il consolidato principio in base al quale l'inammissibilità del ricorso non esclude la possibilità di dichiarare l'eventuale depenalizzazione intervenuta nel frattempo.

Nel caso di specie la Corte richiama il precedente intervento a Sezione Unite sul tema richiamando il principio di diritto affermato in tale occasione.

Infatti le Sezioni Unite, con sentenza n. 40256 del 2018, hanno affermato che : “in tema di falso in scrittura privata, a seguito dell'abrogazione dell'art. 485 c.p. ad opera del decreto lgs. 15 gennaio 2016 n. 7, la condotta di falsificazione dell'assegno bancario avente clausola di non trasferibilità non rientra più tra quelle soggette a sanzione penale ed integra un illecito civile, mentre permane la rilevanza penale dei falsi in titoli di credito trasmissibili per girata”.

La Suprema Corte sottolinea che la ratio dell'art. 491 c.p. consiste nel tutelare il pericolo di falsificazione che caratterizza  i titoli trasmissibili in proprietà mediante girata. Gli assegni circolari, invece, emessi con l'indicazione della non trasferibilità sono meno esposti al pericolo della falsificazione pertanto non appare necessaria la maggior tutela penale.

Gli Ermellini ritengono che i principi citati per l'assegno bancario non trasferibile valgono anche per l'assegno circolare non trasferibile.

In definitiva la Corte annulla senza rinvio la sentenza impugnata in quanto il fatto non è previsto più dalla legge come reato.


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Configurabilità del reato di omicidio stradale e lesioni personali stradali come conseguenza, non voluta, di un altro delitto doloso. (Corte di Cassazione, Sezione Penale n. 25538 depositata il 10.06.2019).

Configurabilità del reato di omicidio stradale e lesioni personali stradali come conseguenza[..] 

  • Data: 02 Settembre

 

Configurabilità del reato di omicidio stradale e lesioni personali stradali come conseguenza, non voluta, di un altro delitto doloso. (Corte di Cassazione, Sezione Penale n. 25538 depositata il 10.06.2019).

Il caso riguardava l'applicazione dell' art 586 c.p. qualora la fattispecie di reato, seppur configurata in conseguenza di un altro delitto, rientri nelle ipotesi di omicidio stradale e di lesioni personali stradali così come introdotti dalla legge 41/2016.

La vicenda sottoposta all'attenzione della Suprema Corte aveva ad oggetto il caso di un soggetto, il quale trasportava a bordo dell'auto della cocaina e che, al fine di sfuggire all'alt della Polizia, scappava a velocità elevata cercando di travolgere l'auto delle forze dell'ordine.

Successivamente il veicolo si scontrava contro un muro e a seguito dell'urto uno dei passeggeri perdeva la vita e l'altro riportava ferite gravi.

La difesa del soggetto inquadrava la fattispecie nel reato di resistenza a pubblico ufficiale e sosteneva che la morte e le lesioni degli altri due soggetti rimasti coinvolti nel sinistro non erano da ascrivere nelle ipotesi di reato di omicidio stradale e lesioni stradali gravi.

La tesi sostenuta invocava, pertanto, l'applicabilità dell'art 586 c.p.

I Giudici della Suprema Corte rigettavano la suddetta tesi e affermavano che l'art 586 c.p. non si applica per ogni categoria di omicidio o lesioni ma solo per le ipotesi di omicidio o lesioni colpose generiche di cui agli artt. 589 e 590 c.p.

I reati stradali, infatti, costituiscono delle fattispecie speciali, pertanto, nel caso in cui l'omicidio si verifichi a seguito di violazione delle norme del codice della strada, il regime sanzionatorio applicato sarà quello di cui agli artt. 589 bis e 590 bis c.p..

In definitiva, con la decisione in esame, la Corte ritiene non applicabile l'art 586 c.p. nel caso in cui la morte o le lesioni, derivanti da un altro delitto, accadano a seguito di incidente stradale con violazione delle norme del codice della strada.

Nel caso di specie la Corte ha accolto il ricorso solo relativamente alla richiesta di applicazione della disciplina prevista per il reato continuato.

Nel caso concreto, ha ribadito che “l'unicità del disegno criminoso, di cui all'art 81, secondo comma c.p., mal si concilia con i reati colposi, nei quali l'evento non è voluto dall'agente e la condotta non può considerarsi finalizzata all'evento stesso. Deve però considerarsi che a tale principio fa eccezione il caso in cui l'agente abbia posto in essere il reato colposo agendo, nonostante la previsione dell'evento, nel quale, quindi, è contestata la circostanza aggravante della colpa con previsione di cui all'art 61 n. 3 c.p.”


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