Diritto del Lavoro

Il lavoratore pubblico può chiedere l'annullamento delle dimissioni qua-lora siano state rimesse in un momento di perturbamento psicofisico” (Corte di Cassazione sez. Lavoro n. 30126/2018)

 Il lavoratore pubblico può chiedere l'annullamento delle dimissioni qua-lora ..[..]

  • Data: 12 Dicembre

“Il lavoratore pubblico può chiedere l'annullamento delle dimissioni qua-lora siano state rimesse in un momento di perturbamento psicofisico” (Corte di Cassazione sez. Lavoro n. 30126/2018)

La vicenda riguarda un geometra che intendeva ottenere la revoca delle proprie dimissioni poiché erano rese in un momento di totale inconsapevo-lezza. Pertanto la richiesta era volta a procurarsi la declaratoria di invalidità o inefficacia delle dimissioni predette.
Sia la sentenza di primo grado e di appello rigettavano le richieste del lavo-ratore confermando la validità delle dimissioni ma il dipendente non si ar-rendeva  e decideva di ricorrere alla Corte di Cassazione.
Secondo gli Ermellini, entrando nel merito della vicenda, occorre che si ma-nifesti un turbamento psichico affinché si impedisca la formazione di una volontà cosciente e quindi bisogna tenere conto, tra l’altro, che l’incapacità naturale è uno stato psichico abnorme, anche se transitorio.
La prova dell’incapacità naturale può essere data anche con presunzioni ma qualora il lavoratore presenti una malattia psichica, per la legge scatta la c.d. presunzione iuris tantum.
E così, in conclusione, secondo la Suprema Corte  il giudice deve accertare la volontà del lavoratore di lasciare il posto di lavoro senza alcun condizio-namento: ciò presuppone che l’annullamento delle dimissioni (il lavoratore aveva chiesto la riammissione in servizio ma il proprio datore di lavoro pub-blico non aveva aderito) non postula l’integrale perdita della capacità intel-lettiva, ma appare compatibile con un turbamento psichico transitorio tale da alterare la formazione di una volontà cosciente.


Commento Avv. Carlo Cavalletti
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Per accertare le differenze retributive del trasportatore non bastano i soli cronotachigrafi ma [..]

Per ottenere la cittadinanza occorre che lo straniero abbia risieduto in Italia senza interruzion [..]

  • Data: 31

“Per accertare le differenze retributive del trasportatore non bastano i soli cronotachigrafi ma occorrono anche altre prove esperite nel giudizio di accertamento” (Corte di Cassazione sentenza n. 6053 del 25 marzo 2016).

Il caso concerne una vertenza esperita da vari lavoratori per rivendicare differenze retributive relative ad ore di straordinari effettuati a favore di una ditta di autotrasporti.


Con la sentenza in commento la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione ha stabilito un interessante principio in tema di accertamento del lavoro prestato da un autotrasportatore, precisando che l'accertamento del lavoro straordinario prestato da un autotrasportatore, e della sua effettiva entità, non può fondarsi unicamente sui dischi cronotachigrafi, prodotti in originale od in copia fotostatica, ove da controparte ne sia disconosciuta la conformità ai fatti in essi registrati e rappresentati, in quanto da soli inidonei ad una piena prova, per la preclusione stabilita dall'art. 2712 cod. civ., occorrendo a tal fine che la presunzione semplice, costituita dalla contestata registrazione o rappresentazione anzidetta, sia supportata da ulteriori elementi, pur se anch'essi di carattere indiziario o presuntivo.
Il Tribunale di primo grado e successivamente la Corte di Appello avevano accolto le ragioni del lavoratore ritenendo provato il fatto costitutivo addotto proprio in forza dell'allegazione dei cronotachigrafi
La società datrice di lavoro proponeva ricorso per cassazione rilevando la erroneità e la carenza di motivazione della sentenza impugnata in ordine alla inutilizzabilità dei dischi cronotachigrafici essendo gli stessi stati disconosciuti.
La difesa del ricorrente riteneva infatti che le ore lavorate non possono essere desunte, solo ed esclusivamente, dai dischi e che quindi il lavoratore avrebbe dovuto dimostrare le proprie ragioni con altri strumenti probatori.

Con la sentenza oggi commentata la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dalla datrice sui seguenti presupposti: seppur è vero che  che l'accertamento del lavoro straordinario prestato da un autotrasportatore,  non può fondarsi unicamente sui dischi cronotachigrafici ove da controparte ne sia disconosciuta la conformità ai fatti in essi registrati e rappresentati se la domanda non è sorretta da altri elementi probatori.
Pur tuttavia il ricorso viene rigettato poiché, a dire della Suprema Corte, la sentenza di condanna aveva trovato fondamento anche in forza delle prove testimoniali escusse nel giudizio di primo grado e che avevano confermato lo svolgimento delle ore suppletive.
Infine la CTU svolta nel giudizio di primo grado ha accertato le ore effettive di guida giornaliera ed ha quantificato, in base a quanto pagato e sulla base del contratto collettivo, le differenze dovute per il lavoro in più svolto e non considerato dal datore di lavoro.
Si tratta quindi di un principio molto importante quello espresso nella decisione della Suprema Corte di Cassazione che comporta, nell'affrontare cause per i trasportatori, l'utilizzo dei dischi ma anche di altre prove come ad esempio i colleghi, i ddt e ogni altro documento utile.

 


commento Avv. Carlo Cavalletti
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