Diritto di Famiglia

L'adozione di un figlio determina la modifica delle condizioni economiche e quindi una riduzione dell'assegno previsto nelle condizioni di divorzio (Decreto Corte di Appello Firenze, sezione I, proc. 481/2012)

Il caso riguarda un professionista con una ottima capacità patrimoniale – assistito dall'avv. Carlo Cavalletti che intendeva richiedere la riduzione dell'assegno mensile.
In forza della sentenza di divorzio – avvenuta nell'anno 2004 – il medico si trovava a corrispondere alla figlia ormai ventinovenne la somma di € 600,00 mensili.
Il ricorrente presentava ricorso per la modifica delle condizioni economiche presso il Tribunale di Pisa che tuttavia rigettava la domanda onde per cui veniva proposto reclamo avverso tale decisione presso la Corte di Appello di Firenze.
La difesa del professionista rilevava come la sua qualifica di primario aveva determinato una diminuzione della sua capacità patrimoniale e come la figlia aveva ormai compiuto l'età di ventinove anni e abilitata alla professione legale.
Ma motivo principale del ricorso era nella avvenuta adozione di un altro figlio da parte del cliente dello Studio Cavalletti comportando ciò una inevitabile diminuzione reddituale e non potendo peraltro valutare alcuna discriminazione tra figlio adottivo e naturale.
Alla luce di ciò la Corte di Appello di Firenze accoglie le ragioni sostenute dall'avv. Carlo Cavalletti – rilevando espressamente come la abilitazione alla professione forense da parte della figlia e la sua età oltre all'avvenuta adozione- comporta una diminuzione del contributo del padre.

 

L'adozione di un figlio determina la modifica delle condizioni economiche e quindi una riduzione dell'assegno previsto nelle condizioni di divorzio

 

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Danno da Nascita Indesiderata. Risarcibilità

Danno da nascita indesiderata. Risarcibilità-Sentenza Cassazione N. 25767/2015 del 22.12.2015

  • Data: 11

Con questa sentenza le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione pongono fine al conflitto giurisprudenziale in ordine alla possibilità di richiedere il danno iure proprio- nell’ipotesi di nascita indesiderata- a favore del figlio nato con problemi di salute.

 

Il caso sorge a seguito della nascita presso un Ospedale Toscano di una bimba nata con problemi di salute ma che antecedentemente la madre- durante il periodo di gravidanza- aveva effettuato analisi di indagine prenatale proprio al fine di evitare la presenza della patologia.

Il Primario dell’Ospedale aveva omesso- a seguito dei predetti accertamenti- di svolgere ulteriori indagini più approfondite necessarie a seguito dei valori tanto che venivano citati in causa sia l’Azienda Ospedaliera che lo stesso medico.

Il Tribunale di Firenze rigettava la domanda relativa alla richiesta di risarcimento ed anche il successivo appello- proposto dinanzi alla Corte di Firenze- rigettava il gravame sostenendo che:

  • il risarcimento non conseguiva immediatamente all’inadempimento dell’obbligo di esatta informazione a carico del sanitario ma alla prova delle condizioni previste per ricorrere alla interruzione della gravidanza;

  • la pratica di interruzione della gravidanza doveva essere effettuata per evitare patologie alla madre;

  • i genitori circa il precedente punto nulla avevano provato;

  • si doveva negare la legittimazione attiva della figlia minore sulla base della prospettazione di un diritto a non nascere non previsto nel nostro ordinamento.

I genitori ricorrevano in Cassazione e la Terza Sezione- ravvisando un conflitto di decisioni- rimetteva al Primo Presidente per l’assegnazione alle Sezioni Unite la quale così decideva:

  • la madre è onerata della prova controfattuale della volontà di abortire ma questa può essere assolta anche con presunzioni semplici;

  • il nato con disabilità non è legittimato ad agire per il “danno da vita ingiusta” poiché l’ordinamento ignora il “diritto a non nascere se non sano”.

In conclusione la presente sentenza da un lato rende molto più semplice dimostrare il danno iure proprio della madre la quale potrà avvalersi di semplici presunzioni di legge anche in ordine alla volontà di abortire e dall’altro rende inammissibile la richiesta del danno del nato il quale era già affetto dalla patologia per la quale aveva effettuato esami diagnostici.

Non bisogna però- come sottolineato dalla stessa Corte in sede di motivazione- ritenere che tale impostazione escluda il danno del piccolo nato qualora lo stesso sia stato cagionato dal medico durante la gestazione e direttamente dipendente dall’azione di quest’ultimo.

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