Diritto Penale

Esclusa la tenuità del fatto in caso di mancato versamento del mantenimento protratto per molto tempo. (Corte di Cassazione sez. Penale n. 5774 del 13.02.2020).

Esclusa la tenuità del fatto in caso di mancato versamento ...[..]

  • Data:02 Marzo

 

Il caso in esame concerne la punibilità del soggetto che non adempie al versamento dell'assegno di mantenimento nei confronti dei figli.

La vicenda prendeva le mosse da una decisione della Corte di appello la quale, in riforma della decisione del Tribunale, dichiarava l'imputato  non punibile ai sensi dell'art 131 bis c.p. per il reato di cui all'art. 570 comma 2, n. 2 . c.p..

A parere della Corte i fatti potevano essere qualificati di particolare tenuità in quanto l'inadempimento si era protratto solo per un periodo di tempo limitato e a seguito di difficoltà economiche che il soggetto inadempiente stava attraversando.

Il Procuratore Generale della Repubblica proponeva ricorso dinanzi alla Suprema Corte per erronea applicazione della causa di non punibilità. A parere del Procuratore, la Corte avrebbe valutato  erroneamente il risultato istruttorio; l'imputato, infatti, aveva omesso il versamento per molto mesi.

Gli Ermellini accoglievano il ricorso ed annullavano il provvedimento con rinvio ad altra sezione della Corte per un nuovo giudizio.

A parere degli stessi, infatti, la Corte di appello ha riconosciuto la tenuità del fatto e la non punibilità senza una adeguata motivazione.

Inoltre rilevava la mancata considerazione del principio in base al quale:a causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto di cui all'art. 131 bis cod. pen. è sì applicabile al reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, ma a condizione che l'omessa corresponsione del contributo al mantenimento abbia avuto carattere di mera occasionalità; e la modesta entità del contenuto dell'obbligo contributivo imposto e non adempiuto non è di per sé sufficiente a configurare la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto, avendo rilievo, a tal fine, le modalità e la durata della violazione”.

 

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti


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Necessario l'accordo sindacale per installare la videosorveglianza nel luogo di lavoro. (Corte di Cassazione, Sezione Penale n. 50919 del 17.12.2019).

Necessario l'accordo sindacale per istallare la....[..]

  • Data: 17 Gennaio

 

Il caso riguarda l'installazione di sistemi di videosorveglianza nei luoghi di lavoro.

Nello specifico un datore di lavoro installava, all'interno dell'azienda, 16 telecamere al fine di controllare l'accesso nei locali ed utilizzarle come deterrente per eventi criminosi nonché per controllare i lavoratori nello svolgimento delle loro mansioni.

In primo grado l'imputato veniva condannato al pagamento di una ammenda pari ad € 1,000,00 per aver violato l'art 114 e 171 del d.lgs 196/2003 e gli artt. 4 comma 1 e 38 della legge n. 300/1970.

Tale installazione avveniva senza preventivo accordo sindacale o autorizzazione da parte  dell'Ispettorato del Lavoro.

Il tribunale rilevava che l'imputato avesse, dopo la contestazione, rimosso le telecamere ma non aveva provveduto a pagare l'oblazione amministrativa, inoltre, il datore di lavoro aveva installato le telecamere prima dell'autorizzazione da parte dell'ispettorato.

A parere del giudicante, il consenso scritto dei lavoratori, depositato dall'imputato, non è sufficiente affinchè possa ritenersi legittimo il sistema di videosorveglianza, sia perchè, nel caso di specie,  successivo all'installazione, sia perchè non sostitutivo dell'accordo sindacale o dell'autorizzazione dell'Ispettorato.

L'imputato, pertanto, ricorreva in appello, ricorso poi convertito in ricorso per Cassazione in ossequio al principio del favor impugnationis.

Secondo l'imputato la motivazione della sentenza impugnata era illogica in quanto il datore di lavoro, gestendo un locale pubblico, è legittimato al controllo nell'interesse dei dipendenti, inoltre, in presenza del consenso dei lavoratori, la condotta non avrebbe dovuto assumere rilevanza penale.

La Corte respingeva il ricorso del datore di lavoro.

I Supremi Giudici chiarivano, infatti, che, soltanto per ragioni di sicurezza o di tutela del patrimonio aziendale, la legge riconosce la possibilità per il datore di lavoro di installare delle telecamere previo accordo sindacale o autorizzazione dell'Ispettorato del Lavoro.

Circostanze non ravvisate nel caso in esame.

Per ciò che riguarda il consenso scritto dei dipendenti la Corte precisa che non è sufficiente a scriminare la condotta del datore di lavoro dal punto di vista penale. Il lavoratore, in quanto soggetto debole del rapporto, non può provvedere, autonomamente, al riguardo, ma la regolamentazione di tali interessi è affidata alle rappresentazioni sindacali o ad un imparziale organo pubblico.


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Responsabilità penale del padrone del cane nel caso in cui morda per difesa (Corte di Cassazione, Sezione Penale n. 50562 del 16 dicembre 2019).

Responsabilità oenale del padrone del cane nel caso.....[..]

  • Data: 17 Gennaio

 

La sentenza in esame affronta il tema della responsabilità penale del padrone di un cane nel caso in cui questo morda un soggetto per difesa.

Nello specifico la proprietaria di un cane, imputata per lesioni colpose, veniva condannata dal Giudice competente, per omessa custodia del proprio animale, il quale mordeva alla gamba un bimbo arrecandogli ferite guaribili in sette giorni.

La donna ricorreva in Cassazione affermando che il cane si trovava al guinzaglio e che non vi era obbligo di museruola.

Secondo la ricostruzione dell'imputata le lesioni scaturivano da un caso fortuito, infatti, il bambino, passando con la bicicletta sulla coda dell'animale, aveva scatenato la reazione dello stesso concretizzatasi nel morso.

La Suprema Corte accoglieva il ricorso dell'imputata, annullava la sentenza e rinviava per un nuovo esame dei fatti.

A parere dei Supremi Giudici, infatti, la sentenza impugnata presentava una ricostruzione dei fatti contrapposta senza una motivazione idonea sui motivi della scelta di una versione rispetto all'altra.

In merito alla posizione di garanzia del padrone la Corte precisa che questa non può coprire tutte le condotte imprudenti altrui.

Nel caso in cui si debba accertare la responsabilità penale, come nella vicenda in esame, non si può ricorrere alla presunzione di cui all'art. 2052 c.c. ma la responsabilità penale va accertata tramite un accertamento “in positivo” e secondo i canoni dell'art 672 c.p. anche se ormai depenalizzato a reato amministrativo.


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Nuovo codice stradale, cosa cambierà nel 2020? In evidenza

Nuovo codice stradale, cosa cambierà nel 2020?...[..]

  • Data: 17 Gennaio

Nei mesi scorsi è stato approvato il nuovo testo contenente le modifiche al codice della strada, ora al vaglio della Camera dei Deputati.

A nostro avviso, l'argomento merita continua attenzione al di là delle modifiche in corso, ciò al fine di garantire maggiore sicurezza agli utenti della strada, ai loro passeggeri e ai terzi soggetti e perché no, al fine di arricchire la conoscenza in capo ai conducenti.


Infatti lo scrivente, anche in considerazione degli ultimi e gravi eventi di cronaca stradale, lamenta una scarsa conoscenza della problematica specie da parte dei più giovani automobilisti che spesso si mettono alla guida senza conoscere le conseguenze delle loro azioni e i rischi giudiziari in cui incorrono.

Già in passato l'argomento era stato trattato con particolare attenzione alla disciplina dell'omicidio stradale  e alle novità introdotte dalla legge n.  41 del 23.03.2016.

Tale legge ha introdotto sanzioni più severe nei confronti dei soggetti che, alla guida in stato di alterazione, a seguito dell'assunzione di alcol o sostanze stupefacenti, mettono in pericolo non solo la propria incolumità ma anche quella altrui, causando lesioni o morte.

In ambito di omicidio stradale si segnalano due recentissime pronunce della Suprema Corte la n. 121 e la n. 177/2019 in cui la Corte affronta il tema dell'obbligo del conducente di tenere in considerazione, anche, il comportamento altrui.

Lo Studio Legale Cavalletti nel trattare gravissimi sinistri stradali riscontra spesso la mancata e non completa informazione, non solo dal punto di vista normativo come sopra detto, ma anche sotto il profilo delle tutele a disposizione e delle cautele che potrebbero, se non evitare il danno, ridurre l'entità delle lesioni.

In molti casi, concausa del sinistro, risulta essere la non adeguata manutenzione delle strade, da parte degli organi preposti della P.A. (insidie, strisce non regolari, guard rail pericolosi o rotonde non consone), o ancora la fiducia, da parte di chi è posto alla guida, nel comportamento diligente altrui che, in alcuni casi, va oltre la prevedibilità.

Incrementare le campagne informative potrebbe essere lo strumento idoneo affinché aumenti la sensibilità di tutti verso una condotta attenta e collaborativa ma altresì si rende necessario intervenire a livello strutturale su strade oramai obsolete.

Tornando alla riforma, diverse le novità inserite nel testo, fra cui un inasprimento delle sanzioni previste per chi utilizza apparecchiature elettroniche alla guida, l'istituzione di “zone scolastiche” ovvero la previsione di forme di limitazione al traffico e di velocità. Sempre nell'ottica di garantire maggiore sicurezza ai minori il testo prevede l'obbligo, a partire dal 2024, di cinture di sicurezza sugli scuolabus.

La bozza della riforma dedica spazio anche ai pedoni, nello specifico è prevista la possibilità di attraversamenti pedonali rialzati, ad altezza del marciapiede, o l'utilizzo di bande sonore sulle strade per rallentare la velocità.

Il quadro delineato rappresenta solo una parte degli argomenti che la riforma intende trattare.

Sicuramente intravediamo la volontà di meglio definire il quadro normativo, di migliorare l'efficacia dell'accertamento delle violazioni e delle relative responsabilità nonché una maggiore incisività nell'applicazione delle sanzioni.

Si ricorda infine che lo Studio, nella trattazione di tali casi, collabora con vari specialisti del settore, quali ingegneri per la redazione di perizie cinematiche, medici per perizie medico-legali, necessarie al fine di una corretta ricostruzione dei fatti e poter assicurare giustizia al cliente.

 

Articolo redatto dall'Avv. Carlo Cavalletti

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