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La fattura non prova l'esistenza del credito nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 17659 del 2 luglio 2019) .

La fattura non prova l'esistenza del credito nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo [..] 

  • Data: 31 Luglio

La fattura non prova l'esistenza del credito nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 17659 del 2 luglio 2019) .

 

Con la sentenza in esame la Corte conferma l'orientamento della giurisprudenza in tema di validità della fattura come prova nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo.

La vicenda riguardava una società di servizio idrico la quale chiedeva ed otteneva decreto ingiuntivo nei confronti del Comune per il pagamento di circa 150 mila euro per servizio di fornitura di acqua potabile.

Il Comune proponeva opposizione sostenendo che le bollette in questione non costituivano titolo idoneo a fondare la pretesa.

Il Tribunale in primo grado rigettava l'opposizione ma la Corte di Appello competente, invece, riformava la sentenza e disponeva la revoca del decreto ingiuntivo.

La riforma delle sentenza si fondava sull'assenza di prova sia in riferimento all'esistenza del credito che in riferimento alla sua entità.

La questione giungeva dinanzi alla Corte di Cassazione, la quale sosteneva che, benché le fatture siano documenti idonei per l'emissione del decreto ingiuntivo, in sede di opposizione queste non costituiscono prova dell'esistenza del credito.

A parere della Suprema Corte, in caso di opposizione, il credito va provato con “gli ordinari mezzi di prova dall'opposto”.Gli Ermellini ritengono, infatti, che nel caso in cui sorgano delle contestazioni in merito a fatture queste non siano da intendere come prova ma come un “mero indizio”.

In base al ragionamento seguito dalla Corte il ricorso, pertanto, veniva rigettato con conferma del provvedimento di revoca del decreto ingiuntivo emesso nei confronti del Comune.

Commento dell' Avv. Mariangela Caradonna

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Risarcimento negato in caso di buca visibile con l'ordinaria diligenza (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 17903 depositata il 4 luglio 2019).

Risarcimento negato in caso di buca visibile [..] 

  • Data: 31 Luglio

Risarcimento negato in caso di buca visibile con l'ordinaria diligenza (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 17903 depositata il 4 luglio 2019).

 

Il caso concerne la richiesta di risarcimento presentata da un soggetto nei confronti del Comune a seguito della caduta causata da una buca sul marciapiede.

La signora, a seguito dei danni riportati, conveniva in giudizio, dinanzi al Giudice di Pace competente, l'ente al fine di ottenere il risarcimento.

La causa, dopo istruzione, tramite prova testimoniale e Ctu, veniva decisa e nello specifico il Giudice  condannava il Comune a risarcire i danni alla signora per omessa manutenzione e mancata segnalazione della deformazione del manto stradale.

Il Comune presentava appello, il Tribunale adito accoglieva l'appello, inquadrava la fattispecie nell'art 2051 c.c. e affermava, altresì, che la buca fosse visibile, pertanto, la responsabilità era da ascrivere alla disattenzione del soggetto danneggiato.

A fronte della negazione del risarcimento la signora proponeva ricorso per cassazione.

La Suprema Corte ha ritenuto corretta l'applicazione della norma e ha specificato che nel caso di specie il Comune aveva fornito la prova del caso fortuito.

A parere della Corte, infatti, il danneggiato, assumendo un comportamento poco diligente di fronte ad una situazione pericolosa, ha di fatto interrotto il nesso eziologico tra la condotta attribuibile al Comune e l'evento lesivo.

La decisione della Corte consolida l'indirizzo giurisprudenziale sul tema.

In sostanza l'ente, proprietario di una strada pubblica, è responsabile ex art 2051 c.c. per mancata manutenzione tranne nel caso in cui venga accertato che il soggetto danneggiato poteva, con l'ordinaria diligenza, prevedere il pericolo ed evitarlo.

Il ricorso pertanto veniva dichiarato inammissibile con compensazione delle spese del giudizio.

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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Compravendita ed interruzione della prescrizione: la messa in mora è atto idoneo ad interromperla. (Corte di Cassazione, Sezioni Unite n. 18672 depositata l'11.07.2019).

Compravendita ed interruzione della prescrizione: la messa in mora è [..] 

  • Data: 31 Luglio

Compravendita ed interruzione della prescrizione: la messa in mora è atto idoneo ad interromperla. (Corte di Cassazione, Sezioni Unite n. 18672 depositata l'11.07.2019).

 

L'intervento a Sezioni Unite dirime il contrasto in materia di prescrizione in caso di azione di garanzia per vizi a seguito di un contratto di compravendita.

In particolare la Corte chiarisce che, anche, l'atto stragiudiziale di messa in mora è sufficiente ad interrompere il termine di prescrizione.

La giurisprudenza sul punto si divideva tra chi,  riteneva sufficiente ad interrompere la prescrizione qualsiasi comunicazione stragiudiziale e fra chi, invocando la particolare natura della garanzia per vizi, riteneva non applicabile la disciplina generale delle cause interruttive.

La Corte ha risolto il contrasto ritenendo, in virtù del combinato disposto di cui agli artt. 1219 c.c. e 2943 c.c. idonei ad interrompere la prescrizione sia l'atto di costituzione in mora sia la domanda giudiziale.

Pertanto, nel caso di un contratto di contratto di compravendita, è sufficiente che l'acquirente comunichi i vizi al venditore tramite una comunicazione formale ai sensi dell'art. 1219 c.c.

Le Sezioni Unite specificano che basta la manifestazione di volontà del compratore, di esercitare la garanzia anche quando il soggetto riservi, in un momento successivo, la scelta del tipo di tutela.

L'acquirente, nel momento in cui decide di far valere la garanzia fa valere l'inadempimento di una obbligazione del venditore, pertanto, è lecita anche una manifestazione di volontà in tal senso di natura extraprocessuale.

Il principio affermato dalla Corte mira ad evitare di ricorrere in giudizio tutte le volte in cui occorre interrompere il termine breve di prescrizione.

A parere della Corte consentire l'interruzione della prescrizione tramite l'atto stragiudiziale potrebbe evitare l'aumento di giudizi inutili, infatti, consente al venditore, avvisato del vizio presente, di intervenire senza la necessità di un'azione giudiziale.

 

Commento dell' Avv. Mariangela Caradonna

 

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Liquidazione del danno non patrimoniale e onere della prova in capo al danneggiato. (Corte di Cassazione, Sez. Civile, ordinanza n. 15084 del 31.05.2019).

Liquidazione del danno non patrimoniale e onere della prova [..] 

  • Data: 18 Luglio

Liquidazione del danno non patrimoniale e onere della prova in capo al danneggiato. (Corte di Cassazione, Sez. Civile, ordinanza n. 15084 del 31.05.2019).

Il caso ha ad oggetto il risarcimento del danno non patrimoniale in caso di sinistro stradale con  lesioni personali.

Nel caso di specie il conducente, a seguito delle lesioni, conveniva in giudizio il guidatore del veicolo e la compagnia assicuratrice. Il tribunale all'esito del giudizio procedeva alla liquidazione del risarcimento secondo i parametri delle tabelle del Tribunale di Milano.

Il conducente proponeva appello nel quale contestava, appunto, la liquidazione del danno non patrimoniale; nello specifico lamentava la mancata considerazione della particolarità della vicenda e l'applicazione soltanto delle tabelle di Milano.

L'appello veniva rigettato e pertanto il conducente proponeva ricorso per cassazione.

Gli Ermellini richiamano la giurisprudenza maturata sul punto e, dopo aver sottolineato che le conseguenze dannose si individuano in conseguenze comuni a tutte le persone e conseguenze peculiari proprie del caso concreto, affermano che il risarcimento del danno patrimoniale si basa sulla valutazione di due elementi:

  • liquidazione forfettaria sulla base delle conseguenze ordinarie;
  • liquidazione ulteriore sulla base delle conseguenze peculiari.

In sostanza la Corte ribadisce che la personalizzazione in aumento del danno non patrimoniale non costituisce un automatismo. Il Giudice, infatti, può liquidare qualcosa in più rispetto all'importo forfettario previsto dalla tabelle di Milano, solo nel caso in cui il soggetto danneggiato dia prova della presenza di circostanze diverse e peculiari tali da consentire il superamento dei parametri previsti nelle predette tabelle.

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