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In materia di risarcimento danni per responsabilità medica la c.d. legge Balduzzi

In materia di risarcimento danni per responsabilità medica la c.d. legge Balduzzi [..]

  • Data: 05

 

In materia di risarcimento danni per responsabilità medica la c.d. legge Balduzzi non ha efficacia retroattiva e poiché con la struttura ospedaliera si configura un rapporto contrattuale grava sul danneggiato provare solo il contratto.
Deve essere risarcito il danno biologico anche nel periodo di malattia  nel caso in cui si decida di procedere ad un intervento senza eseguire preventivamente gli opportuni esami diagnostici (Tribunale di Lucca rg. 253/2011 sentenza n. 1765/2016).

Quello che andiamo analizzare concerne una controversia – trattata dall’avv. Carlo Cavalletti – relativa alla richiesta di risarcimento danni per responsabilità medica imputabile sia al medico sia alla struttura ospedaliera.
La cliente – affetta da patologia tumorale – si era recata presso l’Ospedale ove nell’anno 2000 aveva subito un intervento di tumorectomia ed escissione del linfonodo sentinella e sempre nel medesimo anno veniva sottoposta a un reintervento di quadrectomia della mammella.
Si specifica come il modulo di consenso informato risultava generico e non conteneva alcuna specificazione del trattamento proposto.
La difesa sosteneva la irregolarità degli intereventi ed il CTU stabiliva che “la scelta di procedere ad intervento di tumorectomia senza eseguire preventivamente gli opportuni esami diagnostici (mammografia, ecografia, ago aspirato) è da ritenersi non corretta. L’effettuazione di tali esami avrebbe, con ogni verosomiglianza, consentito una adeguata stadi azione del tumore e dunque una corretta pianificazione preoperatoria, inducendo direttamente all’esito di quadeantecomia”.
All’esito di ciò il Giudice – valutato il danno nella misura del 12-13% - liquida alla paziente la somma di € 43.892,23 oltre al rimborso di tutte le spese legali e processuali affrontate.
La sentenza appare interessante anche nella parte in cui il Giudice motiva la decisione sull’onere della prova e sulla applicabilità della c.d. legge Balduzzi.
Richiamandosi a sentenze della Corte di Cassazione Civile n. 16620/2013 e n. 2126/2006 il Giudice rileva come la materia non possa essere regolata dalla richiamata legge, né in punto di an che quantum, poiché non ha efficacia retroattiva ritenendo quindi condivisibile l’orientamento secondo cui “l’irretroattività della legge comporta che la stessa non possa essere applicata a rapporti giuridici esauriti prima della sua entrata in vigore ma solo a quelli sorti successivamente ed ancora in vita.
Da ciò ne discende che – in ordine all’onere della prova – il rapporto tra utente e struttura è di tipo contrattuale sul rilievo dell’accettazione del paziente in ospedale e ciò comporta la conclusione di un contratto a prestazione corrispettiva denominabile “ contratto assistenza sanitaria” al quale si applicano le regole ordinarie ex art. 1218 c.c.
Ne discende quindi che grava sul creditore (paziente) dimostrare il rapporto e il danno subito mentre – sempre ai sensi dell’art. 2697 c.c. – compete al presunto debitore (struttura ospedaliera) dimostrare che tale inadempimento non si è verificato o non è causa del danno (cfr. Cassazione Civile n. 577/2008).
Si osserva inoltre che – sempre ai fini del riparto dell’onere probatorio – non rileva la distinzione tra prestazione di facile esecuzione e prestazione di particolare difficoltà costituendo un parametro di valutazione del grado di diligenza e del corrispondente grado di colpa rimanendo sempre a carico del sanitario la prova che la prestazione era di particolare difficoltà (Cassazione 23918/2016).
Infine il Giudice compie una esaustiva e puntuale determinazione del danno in ordine alla personalizzazione tenendo conto della giovane età della paziente oltre alla valutazione dei problemi di salute (patologia tumorale) cui la stessa era afflitta aumentando sino al 30% il valore del danno.

 

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La limitazione di responsabilità, in caso di colpa lieve, può operare, per le condotte professionali conformi alle linee guida ed alle buone pratiche, anche in caso di errori che siano connotati da profili di colpa generica diversi dalla imperizia

La limitazione di responsabilità. [..]

  • Data:30

La limitazione di responsabilità, in caso di colpa lieve, può operare, per le condotte professionali conformi alle linee guida ed alle buone pratiche, anche in caso di errori che siano connotati da profili di colpa generica diversi dalla imperizia (Cassazione Penale Sezione IV n. 23283/2016).

Nei procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore della L. n. 189 del 2012, art. 3, relativi ad ipotesi di omicidio o lesioni colpose ascritte all’esercente la professione sanitaria, in un ambito regolato da linee guida, di talchè il processo verta sulla loro applicazione, stante l’intervenuta parziale abrogatio criminis delle richiamate fattispecie, in osservanza dell’art. 2 c.p., comma 2, occorre procedere d’ufficio all’accertamento del grado della colpa, giacché le condotte qualificate da colpa lieve sono divenute penalmente irrilevanti. La limitazione di responsabilità, in caso di colpa lieve, può operare, per le condotte professionali conformi alle linee guida ed alle buone pratiche, anche in caso di errori che siano connotati da profili di colpa generica diversi dalla imperizia. Ciò è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza 23283/2016 pubblicata in data 6 giugno 2016.
Il caso concerne quello di un sanitario condannato nei primi due gradi per omicidio colposo del paziente ma non in Corte di Cassazione che ha deciso di rimettere gli atti alla Corte di Appello di Genova. Ed infatti la Superma Corte stabilis che se il medico, nell'espletamento della sua attività professionale, commette errori che sono connotati da profili di colpa diversi dall'imperizia, egli non è responsabile della morte del paziente. Purché si sia attenuto alle linee guida e la sua condotta sia stata conforme alle buone pratiche opera la norma di cui all'articolo 3, comma 1, della cd. legge Balduzzi (numero 189/2012), in combinato disposto con l'articolo 43, comma 3, del c.p., con conseguente limitazione di responsabilità del medico per colpa lieve.
La Cassazione nella decisione in commento ha peraltro precisato che, concernendo ipotesi di procedimento pendente al momento dell'entrata in vigore dell'articolo 3 della legge numero 189/2012 e rientrante tra quelli inerenti ipotesi di omicidio colposo o di lesioni colpose ascritti a un esercente una professione sanitaria e in un ambito regolato da linee guida, in applicazione di quanto disposto dall'articolo 2, comma 2, del c.p., è necessario procedere d'ufficio all'accertamento del grado di colpa, tenendo conto della parziale abrogatio criminis delle predette fattispecie. Oggi, infatti, se la condotta del medico è caratterizzata da colpa lieve, essa deve ritenersi penalmente irrilevante.

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Le riserve nei confronti della stazione appaltante in materia di appalti determina un riconoscimento del credito nei confronti del subappaltatore. La consulenza di ufficio deve essere adeguatamente motivata e in difetto il Giudice può disattenderla

Le riserve nei confronti della... [..]

  • Data:30

Il Consorzio difeso dall'avv. Carlo Cavalletti aveva presentato ricorso per decreto ingiuntivo per la somma di € 241.010,58 nei confronti della stazione appaltante fondando la richiesta su stati di avanzamento regolarmente approvati nonché riserve trasmesse dalla stessa aggiudicatrice verso la stazione appaltante.
Il Tribunale accoglieva la richiesta e la controparte presentava opposizione rilevando come le riserve erano state trasmesse dalla aggiudicatrice in conseguenza di un mero rapporto contrattuale ma senza che le stesse potessero costituire un riconoscimento di debito.
Nel corso del giudizio il Giudice Istruttore nominava un consulente tecnico il quale si limitava a redigere una perizia sulla base della documentazione senza però compiere rilievi e/o accertamenti in loco.
Il consulente – all'esito del suo operato – riteneva eseguiti i lavori nella somma di € 66.025,21 anziché € 241.010,58.
L'avv. Carlo Cavalletti depositava istanza ex art. 92 disp. att. c.c. al fine di chiedere delucidazioni al consulente e il Giudice affermava che avrebbe deciso sul punto con la definitiva sentenza.
In data 19.8.2016 il Tribunale emetteva decisione che confermava la somma richiesta dal Consorzio accogliendo le motivazioni del legale avv. Carlo Cavalletti.
Ed infatti il G.I. rilevava come le riserve apposte dalla aggiudicataria alla stazione appaltante – riguardo a lavori eseguiti dal Consorzio – costituiscono un riconoscimento delle lavorazioni e dei relativi importi quantificati appunto in € 241.010,58.
Ma l'aspetto più importante della decisione concerne l'accoglimento della difesa nella parte in cui chiede di disapplicare la CTU in quanto non motivata e non fondata su dati scientifici e tecnici.
Ed infatti il G.I. afferma che la perizia non è sorretta da adeguata motivazione, in quanto non vengono specificatamente individuate dal CTU le lavorazioni già comprese nel contratto, né quelle eseguite in assenza di autorizzazione scritta; in ogni caso, la documentazione prodotta non consente di ritenere le opere oggetto di riserva già comprese nel contratto.
Il G.I. conferma quindi la debenza delle somme dovute al Consorzio e condanna la controparte anche alle spese processuali nella somma complessiva di € 20.000,00 circa.

Le riserve nei confronti della stazione appaltante in materia di appalti determina un riconoscimento del credito nei confronti del subappaltatore.

 

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Sussiste la responsabilità dell'ente gestore ex art. 2051 c.c. indipendentemente dalla presa in consegna formale della strada (Tribunale di Pisa sentenza n. 932 anno 2016)

Sussiste la responsabilità dell'ente gestore ex art. 2051 c.c. [..]

  • Data:04

Con atto di citazione, regolarmente notificato l'attore citava in giudizio Comune di Cascina, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, dinanzi al Tribunale di Pisa per accertare la responsabilità del Comune nel sinistro avvenuto in prossimità di un cavalcavia e condannare ente lo stesso al risarcimento del danno materiale così come indicato in narrativa oltre al danno biologico, patrimoniale e non, nella misura che sarà accertata in corso di causa. Si costituiva il Comune eccependo il difetto di legittimazione passiva riferendo come da verbali con la Provincia non risultasse la presa in consegna del tratto stradale. Durante il processo veniva acquisita ulteriore documentazione amministrativa e sentiti testimoni. Il G.I. così decideva: “condanna il Comune a pagare la somma di € 12.305,44 oltre rivalutazione monetaria e interessi legali e condanna altresì il Comune al pagamento di tutte le spese processuali pari ad € 4.835,00 oltre a quelle di CTU e CTP”. Il caso trae origine da un motociclista che- durante un percorso – cadeva rovinosamente a terra su di un cavalcavia a causa del dislivello sul tratto stradale; l'attore si rivolgeva all'avvocato Carlo Cavalletti di Pisa che sosteneva le proprie ragioni nel corso sia della trattativa stragiudiziale che nel successivo giudizio e – all'esito del processo – vedeva accogliere in toto quanto sostenuto. La sentenza appare interessante nella parte in cui il Giudice – rispondendo alla eccezione del Comune secondo cui non avrebbe preso in carico la strada (assenza di un verbale) – afferma che “è del tutto irrilevante che vi sia un verbale di presa in carico della strada. Se deve applicare un principio analogo a quello individuato da Cassazione n. 16374/2009 secondo cui la consegna della strada è irrilevante ai fini della titolarità della stessa e i provvedimenti amministrativi che determinano la natura di una strada sono meramente dichiarativi”. Peraltro afferma ancora il G.I. nella sua dettagliata motivazione: “appare irrilevante determinare chi sia l'effettivo proprietario della struttura perché rileva chi ha l'obbligo di mantenerla” e su tale aspetto rileva come “la manutenzione del manto compete all'ente proprietario della strada sovrapassante e quindi al Comune mentre non si ravvisa per quale motivo dovrebbe essere in capo al soggetto proprietario della strada sottopassante”. Il G.I. richiama poi sentenze della Corte di Cassazione coime la n. 21212/2015 e la n. 999/2014 secondo cui n tema di responsabilità per danni da cose in custodia, qualora il danno non derivi da un dinamismo interno della "res", in relazione alla sua struttura o funzionamento, ma presupponga un intervento umano che si unisca al modo d'essere della cosa inerte, il danneggiato può provare il nesso causale tra evento dannoso e bene in custodia unicamente dimostrando l'obiettiva situazione di pericolosità dello stato dei luoghi, tale da rendere probabile, se non inevitabile, il danno stesso. Accolte quindi tutte le ragioni del motociclista.

 

http://www.studiolegalecavalletti.it/responsabilita_ente_gestore.pdf

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