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Responsabilità Medica

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Malasanità, responsabilità medica, risarcimento danno, errore diagnostico, mancata diagnosi sono termini tristemente noti ai pazienti ed i loro famigliari che ne patiscono le conseguenze.


Si stima che i casi di malasanità siano circa 45.000 casi all’anno.


Anche in considerazione della fondamentale importanza dei diritti, la responsabilità medica è da tempo sotto la lente delle recenti riforme.


L’orientamento giurisprudenziale prevalente (risalente alla pronuncia della Corte di Cassazione n. 589/1999 poi avallato, tra le altre, dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 577/2008) ha ritenuto applicabile alla materia della responsabilità medica la disciplina dettata dal codice civile agli artt. 1176 e ss del Codice Civile in tema di obbligazioni contrattuali (o di tipo contrattuale).

Il paziente vittima di un caso di malasanità potrà agire per ottenere il risarcimento del danno imputabile dalla Struttura Ospedaliera (e/o dai medici in essa operanti) facendo valere l’inadempimento degli obblighi assunti in forza del così detto “contratto di ospedalità”.

Questi principi sono assoluti:

- al fine di ottenere il giusto risarcimento, il danneggiato dovrà provare solamente l'esistenza del c.d. contratto di ospedalità (che nel 99% dei casi è pacifico e documentale in quanto emerge dal fatto stesso che l’interessato si è rivolto ad una struttura medica) nonché l'aggravamento della situazione patologica o l'insorgenza di nuove patologie per effetto del trattamento sanitario subito;

- il diritto al risarcimento del danno si prescrive in 10 anni che, secondo la miglior giurisprudenza, decorrono dal momento in cui il paziente percepisce il danno come “ingiusto” e conseguenza del comportamento doloso o colposo del responsabile.

Per quanto concerne la quantificazione economica del danno non patrimoniale, il Tribunale di Milano ha elaborato delle specifiche Tabelle e dei Criteri Orientativi che dettano dei parametri uniformi per monetizzare il danno patito a seguito di un errato trattamento sanitario nonché, nei casi più gravi, a seguito della morte di un prossimo congiunto (marito, moglie, madre, padre, figli, fratelli o nipoti).
 

E’ bene evidenziare che – a seconda delle circostanze specifiche del caso concreto – a detta voce di danno se ne possono aggiungere anche altre tra cui, a titolo esemplificativo, si annovera il danno da perdita della capacità lavorativa (che ricomprende le conseguenze pregiudizievoli derivanti dalla sopravvenuta inidoneità del soggetto danneggiato a svolgere una determinata attività lavorativa) nonché al danno patrimoniale consistente nella necessità di assumere farmaci costosi o di sottoporsi a cure suppletive/interventi riparatori particolarmente onerosi .

Come richiedere il risarcimento danni?


Il paziente che sospetta che il peggioramento delle proprie condizioni di salute a seguito di una terapia sia dovuto ad un errore medico deve prima di tutto sottoporre la questione ad un medico legale con competenze specialistiche, facendosi assistere per queste operazioni da un legale.
Per fare questo deve raccogliere tutta la documentazione medica in suo possesso relativa alla terapia e chiedere alla struttura ospedaliera una copia della cartella clinica.
Una volta raccolto il materiale deve sottoporre il tutto al medico legale che avrà il compito di redigere una perizia scritta che confermerà o smentirà i dubbi del paziente.
Nel caso in cui la perizia concluda per la presenza di un errore, il danneggiato dovrà inviare una richiesta di risarcimento ai soggetti responsabili.
Una volta ricevuta la richiesta l’Ente ospedaliero o il Professionista apriranno il sinistro presso la Compagnia Assicuratrice che li copre per la responsabilità civile verso i terzi.
Il danneggiato (anche tramite il proprio legale) quindi seguirà la pratica di liquidazione che normalmente prevede una visita medico legale di riscontro presso un professionista incaricato dalla Compagnia.
Se la visita di riscontro conferma la presenza di un errore medico le parti potranno tentare chiudere la vertenza attraverso un accordo sull’entità del risarcimento.
Se invece la visita di riscontro escluderà la presenza di un errore molto probabilmente la Compagnia Assicuratrice non si renderà disponibile per una offerta risarcitoria.
In questo caso (così come nel caso in cui non si raggiunga un accordo sull’entità del risarcimento) si apre la possibilità per il danneggiato di rivolgersi al Giudice civile per tutelare le sue ragioni.
Tuttavia, il ricorso al Giudice deve essere necessariamente preceduto da un tentativo di conciliazione (la c.d. mediaconciliazione) che deve essere tenuto dinnanzi ad un ente di conciliazione che abbia ottenuto il riconoscimento presso il Ministero della Giustizia e che prevede necessariamente l’assistenza da parte di un avvocato.

 
Che cosa bisogna dimostrare per avere diritto al risarcimento?

Il rapporto che si instaura tra il paziente, il medico e la struttura sanitaria è considerato come un contratto, anche se non è stato firmato alcun accordo scritto.
Per questo motivo il paziente che lamenta un danno dovrà provare di essersi rivolto a quel professionista e a quella specifica struttura, dimostrare di avere subito un danno (e quindi un peggioramento delle proprie condizioni) a seguito di un trattamento terapeutico e specificare in cosa consiste tecnicamente l’errore del medico dimostrando che il danno dipende dall’errore.
Non è però tenuto a dimostrare che effettivamente l’errore che lamenta è stato effettivamente compiuto.
Toccherà infatti al professionista provare di avere agito correttamente perché in caso contrario subirà una condanna al risarcimento del danno.

 
A quanto ammonta il risarcimento?

 
In caso di danno biologico si applicano le Tabelle di Milano al cui importo dovrà aggiungersi la personalizzazione.

 
In caso di morte il risarcimento varia dalla somma di € 160.000,00 ad € 320.000,00 per ogni parente.

 

 

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