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Responsabilità per Insidia

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 Il custode è colui il quale di fatto controlla le modalità d’uso e di conservazione del bene e, di conseguenza, la responsabilità dell’ente pubblico è esclusa solamente dalla dimostrata presenza del caso fortuito e della inevitabilità e non rileva invece che il danno risulti essere stato causato, da anomalie o vizi insorti nella cosa prima dell’inizio del rapporto di custodia.

Riguardo al soggetto obbligato alla custodia della res, bisogna sottolineare che per costante giurisprudenza e dottrina, la custodia si identifica in una potestà di fatto tale da descrivere un’attività esercitabile da un soggetto sulla cosa a causa della detenzione qualificata. In altre parole, il responsabile del danno proveniente dalla cosa è il custode della cosa. La responsabilità si basa, pertanto, solo ed esclusivamente sulla relazione di fatto tra il soggetto e la cosa.

Dalla proprietà pubblica del Comune sulle strade (art. 16 legge 20 marzo 1865, n. 2248, allegato F) discende non solo l’obbligo dell’Ente alla manutenzione, come stabilito dall’art. 5 r.d. 15 novembre 1923, n. 2506, ma anche quello della custodia con conseguente operatività, nei confronti dell’Ente stesso, della presunzione di responsabilità ai sensi dell’art. 2051 c.c., qualora abbia omesso di vigilare per impedire che ne derivino danni ai terzi.

Se il danno è stato provocato da una buca presente sul manto stradale, si evince inequivocabilmente la responsabilità del Comune ex art. 2051 c.c. poiché, quest’ultimo in qualità di custode, era obbligato a controllare lo stato della cosa nonché a mantenere la stessa in condizioni ottimali di efficienza. 

Dall’applicazione dell’art. 2051 c.c. deriva che la responsabilità per mancata custodia è esclusa solo ed esclusivamente dal caso fortuito; caso fortuito che attiene non ad un comportamento del responsabile, bensì al profilo causale dell’evento, riconducibile non alla cosa ma ad un elemento esterno.

La Suprema Corte di Cassazione ha chiarito che la discrezionalità dei criteri e dei mezzi con cui la P.A. realizzi e mantenga un’opera pubblica trova un sicuro limite nell’obbligo  di osservare, a tutela della incolumità dei cittadini e dell’integrità del loro patrimonio, le specifiche disposizioni di legge e di regolamenti disciplinanti detta attività, nonché le comuni norme di diligenza e prudenza, così che, all’inosservanza di dette disposizioni, e di dette norme consegue la ineludibile responsabilità dell’amministrazione stessa per i danni arrecati a terzi.

La giurisprudenza di legittimità ha rilevato che nel caso in cui la tutela risarcitoria del soggetto danneggiato venga configurata nella disciplina di cui all’art. 2043 c.c., la responsabilità della pubblica amministrazione non può essere limitata ai soli casi di insidia o trabocchetto.

La pubblica amministrazione, una volta che il cittadino ha provato l’anomalia del bene, dovrà provare che l’utente si sia trovato a percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la suddetta anomalia.

La diligenza del comportamento dell’utente del bene demaniale, va valutata anche in relazione all’affidamento che era ragionevole porre nell’utilizzo ordinario di quello specifico bene demaniale.

 

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