Diritto Civile

Assegno di mantenimento: il Giudice deve valutare anche l'attitudine al lavoro dei coniugi. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 24049 del 06.09.2021).

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  • Data:03 Ottobre

 

Nella pronuncia in commento la Suprema Corte affronta il tema della determinazione dell'assegno di mantenimento con attenzione alle capacità ed attitudini al lavoro di entrambi i coniugi.

Nel caso di specie il Tribunale dichiarava la separazione tra due coniugi con addebito al marito e collocamento della figlia presso la madre alla quale veniva assegnata l'abitazione familiare.

Il Tribunale stabiliva, altresì, la misura dell'assegno che l'uomo doveva versare e, nello specifico, stabiliva € 600,00 nei confronti della figlia ed € 200,00 nei confronti dell'ex moglie.

La decisione veniva appellata da entrambi i coniugi.

La Corte di Appello competente rigettava il ricorso principale ed accoglieva quello incidentale ordinando al datore di lavoro, del soggetto obbligato al versamento, di corrispondere direttamente alla donna gli assegni spettanti.

La vicenda giungeva così dinanzi alla Suprema Corte dove l'uomo articolava il ricorso.

Parte ricorrente lamentava, tra le altre cose, la mancata attenzione da parte della Corte di Appello della sua situazione economica, la quale appariva deteriorata, la nascita del figlio con la nuova compagna, violazione dei principi in ordine alla distribuzione dell'onere della prova nonché la mancata considerazione delle circostanze relative ai redditi del ricorrente e la capacità di guadagno della moglie.

Gli Ermellini cassavano la sentenza in relazione al motivo ritenuto fondato e che la Corte aveva pretermesso. In particolare, non era stata verificata se vi fosse in concreto la possibilità da parte della donna di intraprendere una attività lavorativa ma era stata riscontrata, solamente, l'assenza di un lavoro retribuito da parte della donna.

La Suprema Corte, ha, in sostanza, affermato il seguente principio:  “In tema di separazione personale dei coniugi, l'attitudine al lavoro proficuo dei medesimi, quale potenziale capacità di guadagno, costituisce elemento valutabile ai fini della determinazione della misura dell'assegno di mantenimento da parte del giudice, qualora venga riscontrata in termini di effettiva possibilità di svolgimento di un'attività lavorativa retribuita, in considerazione di ogni concreto fattore individuale e ambientale e con esclusione di mere valutazioni astratte e ipotetiche; dovendo pertanto il giudice del merito tenere conto non soltanto dei redditi in denaro ma anche di tutte le utilità o capacità del coniuge suscettibili di valutazione economica, non è possibile limitare l'accertamento giudiziale al dato del mancato svolgimento, da parte del coniuge stesso, di un'attività lavorativa".

 

Commento dell'Avv. Carlo Cavalletti

(abilitato alla difesa dinanzi alla Corte di Cassazione)

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