Diritto di Famiglia

Affidamento condiviso derogabile se pregiudizievole per gli interessi del minore. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 27591 del 11.10.2021

Affidamento condiviso derogabile se pregiudizievole [..]

  • Data:22 Ottobre

 

In un procedimento di separazione i giudici disponevano l'affido esclusivo del figlio minore alla madre.

Al padre veniva addebitata la separazione a causa del monopolio economico esercitato anche sullo stipendio della moglie.

L'uomo, a seguito della separazione, non aveva corrisposto il mantenimento nei confronti del figlio.

La Corte di Appello confermava la decisione di primo grado ribadendo la responsabilità in capo all'uomo della fine della relazione con conseguente addebito della separazione allo stesso e con l'obbligo di corrispondere € 100,00 al figlio a titolo di mantenimento.

A fondamento della decisione vi era il totale inadempimento del padre ragion per cui era stato avviato nei confronti dello stesso procedimento penale per violazione degli obblighi di assistenza familiare ai sensi dell'art. 570 c.p.

L'uomo ricorreva dinanzi alla Suprema Corte dove contestava l'addebito della separazione  nei suoi confronti e non della moglie, che a suo dire intratteneva una relazione extraconiugale, l'omessa considerazione circa il tenore di vita della coppia in costanza di matrimonio nonché l'assenza di prova della situazione di svantaggio della donna.

Lamentava, altresì, l'affidamento esclusivo del figlio all'ex moglie.

La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile per vari motivi.

In primo luogo gli Ermellini evidenziavano che l'addebito della separazione originava dalla condotta lesiva della dignità della donna la quale, essendo costretta a versare il suo stipendio nel conto corrente intestato al marito, veniva privata dei mezzi necessari per le esigenze di vita quotidiana. Condotta questa, antecedente alle contestazioni rivolte alla donna e che avrebbero fondato la richiesta di addebito formulata dal marito.

In merito alla contestazione dell'assegno la Suprema Corte rigettava il motivo per carenza di specificità confermando quanto deciso in sede di appello.

Per ciò che riguarda l'affido esclusivo del minore alla madre gli Ermellini hanno ritenuto corretta la decisione della Corte di Appello.

Nello specifico il mancato adempimento dell'obbligo di corrispondere l'assegno di mantenimento integrava una condotta pregiudizievole nei confronti del minore che giustificava l'affidamento esclusivo alla madre al fine di tutelare l'interesse del minore stesso.

 

Commento dell'Avv. Carlo Cavalletti

(abilitato alla difesa dinanzi alla Corte di Cassazione)

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L'importanza dell'ascolto del minore nei procedimenti di affidamento. (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 1474 del 25.01.2021).

L'importanza dell'ascolto del minore.[..]

  • Data:03 Febbraio

  

In un procedimento in materia di famiglia il Tribunale disponeva l'affido congiunto dei figli minori con collocamento prevalente presso la madre. Venivano, altresì, previste le modalità e i tempi di permanenza presso il padre nonché il contributo a titolo di mantenimento che lo stesso doveva versare.

L'uomo proponeva reclamo dinanzi alla Corte di Appello competente la quale, ritenendo irrilevante sia la richiesta di ascolto dei minori che l'ammissione di alcuni mezzi di prova, confermava la decisione  del Tribunale.

La vicenda giungeva dinanzi alla Suprema Corte dove il padre proponeva ricorso rilevando come la decisione della Corte di Appello fosse contraria sia alla convenzione di New York che alla Convenzione di Strasburgo. Tali convenzioni, infatti, prevedono il diritto dei minori di essere ascoltati nei procedimenti che li riguardano.

In particolare, la Corte avrebbe potuto disporre l'ascolto della figlia più grande, di anni 11, in quanto capace di manifestare il proprio pensiero.

Gli Ermellini accoglievano il ricorso ribadendo come l'ascolto del minore di almeno dodici anni, e anche di età inferiore se capace di discernimento, è un diritto fondamentale affinchè l'interessato possa essere informato ed esprimere le proprie opinioni su procedimenti che lo riguardano.

L'ascolto costituisce, inoltre, elemento di primaria importanza nella valutazione del suo interesse.

Il mancato ascolto deve essere sorretto da una valida motivazione.

Nel caso di specie, la Corte non ha indicato le ragioni per le quali l'ascolto poteva arrecare pregiudizio ma ha addotto una generica motivazione legata alla situazione conflittuale tra i genitori.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                               

Articolo redatto dall' Avv. Carlo Cavalletti abilitato alla difesa dinanzi alla Corte di Cassazione

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Illegittimo l'assegno in sede di divorzio che prescinde dalle condizioni economiche di entrambi i genitori (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 19299 del 16 settembre 2020).

Illegittimo l'assegno in sede di divorzio ..[..]

  • Data:26 Settembre

 

La vicenda sorgeva a seguito di un ricorso presentato da un ex marito il quale chiedeva la riduzione dell'assegno, fissato in un primo momento ad € 3000.

L'uomo, di professione dentista, a seguito di una malattia invalidante che lo rendeva impossibilitato a svolgere la propria attività, chiedeva la riduzione del predetto assegno da 3000 a 1000 euro.

Il Tribunale competente, considerata la flessione del reddito del genitore obbligato, provvedeva alla riduzione dell'importo fissando la somma ad € 1900,00.

In sede di appello la Corte provvedeva ad una ulteriore riduzione senza però raggiungere la cifra richiesta dall'ex coniuge.

A parere della Corte di Appello, già in sede di separazione, l'uomo si era impegnato a versare un importo superiore al suo reddito; questo lasciava presumere che lo stesso potesse contare su apporti stabili capaci di permettergli tali versamenti.

La questione giungeva dinanzi alla Suprema Corte dove l'obbligato sosteneva che l'assegno di mantenimento era stato determinato senza rispettare il principio di proporzionalità rispetto al reddito, inoltre non era stato considerata la maggiore capacità economica dell'altro genitore.

Gli Ermellini ritenevano il motivo fondato in quanto nella decisione risultava assente il confronto tra i redditi dei due coniugi, pertanto, rinviavano alla Corte di Appello competente affinchè venissero seguiti i principi in materia.

In sostanza la Corte afferma che, nella determinazione dell'assegno, occorre procedere ad una valutazione comparata dei redditi di entrambi i genitori oltre alla considerazione delle esigenze attuali del figlio e del tenore di vita da questo goduto..

 

Commento dall' Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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Nella determinazione dell'assegno di divorzio occorre valorizzare anche il contributo del coniuge più debole (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 6519 del 09.03.2020).

Nella determinazione dell'assegno di divorzio occorre ...[..]

  • Data:17 Marzo

 

Nella determinazione dell'assegno di divorzio occorre valorizzare anche il contributo del coniuge più debole (Corte di Cassazione, Sezione Civile n. 6519 del 09.03.2020).

Nella decisione in esame la Suprema Corte affronta, nuovamente, il tema della determinazione dell'assegno di divorzio ed incentra l'analisi sulla valorizzazione o meno del contributo del coniuge più debole.

La vicenda riguardava un ex marito il quale proponeva appello dove chiedeva la rideterminazione dell'assegno divorzile, versato nei confronti dell'ex moglie.

L'appello veniva accolto, parzialmente, l'assegno veniva ridotto e determinato in euro 1600,00 mensili.

Il ragionamento della Corte teneva in considerazione i principi già affermati, sul punto, dalla Suprema Corte.

In sostanza ribadiva che occorre si evitare le rendite parassitarie, in caso di breve durata del matrimonio e di evidente capacità lavorativa del coniuge richiedente l'assegno, ma occorre, anche, evitare di agire in maniera punitiva nei confronti del coniuge, economicamente, più debole rimasto sposato per lungo periodo e che ha contribuito all'incremento delle risorse familiari, sia con il lavoro fuori casa che dentro casa.

In tale occasione in appello sono stati considerati decisivi sia la durata del matrimonio che la disparità reddituale tra le parti coinvolte.

L'uomo ricorreva dinanzi alla Suprema Corte dove contestava, tra le altre cose, la non produzione in giudizio, da parte della moglie, delle successioni del padre e della madre, nonché la ritenuta non redditività del cespite ereditario della stessa ed il giudizio sull'effettiva capacità e possibilità della moglie di produrre reddito.

Gli Ermellini rigettavano il ricorso ritenendo non fondati i motivi in quanto finalizzati ad ottenere un giudizio sostitutivo rispetto a quello del merito conclusosi con una motivazione congrua ed adeguata.

A parere dei Supremi Giudici, nella determinazione dell'assegno, occorre adottare il paramento perequativo- compensativo il quale deve tenere in considerazione elementi quali, le condizioni reddituali di entrambi i coniugi, il contribuito apportato alla realizzazione della vita familiare nonché l'età del richiedente, la durata del matrimonio e le aspettative professionali sacrificate.

In base a quanto sopra, pertanto, l'importo dell'assegno dovrà garantire una vita dignitosa ed autonoma che tenga conto del sacrificio e di quanto fatto durante il matrimonio.

Commento dell' Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti

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