Diritto di Famiglia

In ordine al dies a quo in tema di illecito endogenitoriale (Corte di Cassazione, ordinanza n. 40335 anno 2021)

In ordine al dies a quo in tema di illecito [..]

  • Data:24 Marzo

 

La suprema Corte di Cassazione con ordinanza 40335 del 16 dicembre 2021 torna ad affrontare il tema dell’illecito endogenitoriale esprimendosi sulla tipologia del danno e sull’individuazione del dies a quo per l’esercizio del diritto risarcitorio.

La vicenda concerne il caso di una donna che citava in giudizio il proprio padre per averla abbandonata chiedendo la condanna dello stesso ai danni patrimoniali ed esistenziali da deprivazione genitoriale.

Il Tribunale di Foggia adito accoglieva parzialmente la domanda attorea e la Corte di Appello di Bari aumentava la somma da corrispondere alla donna rigettando l’appello incidentale del padre. La decsione richiamata  affermava il principio che il danno da deprivazione genitoriale trasse origine da un illecito permanente, ragion per cui l’individuazione del dies a quo per l’esercizio del diritto risarcitorio non può necessariamente essere corrispondente al raggiungimento della maggiore età bensì è da individuarsi nel raggiungimento dell’indipendenza psicologica del figlio che per convenzione viene fatto coincidere con il raggiungimento dell’indipendenza economica.

Il padre ricorreva  in Cassazione ed essendo il tema già ampiamente affrontato si richiamavano principi già espressi ma di forte impatto.

In particolar modo venivano riportate la ordinanza della Corte di Cassazione n. 1109710 del 2020 con la quale si delibava che l’illecito endofamiliare ha natura permanente e il danno non è di natura patrimoniale bensì di tipo psicologico-esistenziale che incide direttamente sulla progressiva formazione della personalità del danneggiato e la sentenza della Corte di Cassazione n. 26205/2013 a lettera della quale la natura del diritto azionato giustifica l’esercizio del diritto al risarcimento in una fase di maturità personale.

In conclusione la tipologia del fatto e del relativo danno incidono sul dies a quo prescrizionale dell’azione risarcitoria, poichè solo nel momento in cui il danneggiato è in grado di conoscere e percepire il danno subito potrà esercitare il corrispondente diritto risarcitorio nei confronti del genitore.

Commento Avv. Martina Marianetti

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Assegno di divorzio dovuto anche se la ex moglie ha lavorato in nero (Corte di Cassazione n. 37571 anno 2021).

Quale disciplina applicabile in materia di esposizione all'amianto [..]

  • Data:10 Marzo

 

La Corte di Cassazione con sentenza 37571/2021 conferma il diritto all’assegno di divorzio ad una donna che dopo la separazione aveva lavorato all’insaputa dell’ex coniuge.

Giusta sentenza del Tribunale di Brescia, confermata in appello, che pronunciava il divorzio tra una coppia di coniugi, veniva disposto il versamento a favore dell’ex moglie di un assegno di mantenimento 1.200 € oltre a 700 € per le due figlie.

La Suprema Corte nel confermare la decisione della Corte di Appello di Brescia affermava che l’assegno di divorzio ha una funzione assistenziale, compensativa e parequativa e richiede all’altresì l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge; qualora poi vi sia una squilibrio effettivo di modesta entità tra le condizioni patrimoniali economiche tra gli ex coniugi bisogna accertare se lo stesso sia riconducibile a scelte comuni di conduzione di vita familiare e al sacrificio delle aspettative di lavoro di uno dei due, ciò che appunto accadeva nel caso in esame.

Infatti anche l’ex marito in sede di separazione riconosceva che la moglie, sia durante il matrimonio che dopo, aveva rinunciato alle proprie aspirazioni lavorative e professionali e a una propria autonomia economica per dedicarsi alla cura delle figlie e della casa. La donna altresì lasciava la casa famigliare al marito che ne era proprietario e si trasferiva con le figlie minori in una casa in locazione e arrotondava le entrate lavorando come commessa a nero e all’insaputa del marito. La Suprema Corte ritiene però tale circostanza irrilevante, ciò che rileva è che l’ex moglie sia disoccupata e che continui a occuparsi interamente delle figlie. Nell’affermare ciò infatti la corte richiamava un principio già espresso in una precedente sentenza a Sezioni Unite ovverosia che il legislatore attribuisce all’assegno di divorzio una funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi non finalizzata alla ricostruzione del tenore di vita endoconiugale bensì al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex coniuge alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi.

Commento Avv. Martina Marianetti

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Le spese universitarie sono di natura ordinaria o straordinaria?(Cassazione Civile n. 34100/2021).

Le spese universitarie sono di natura  [..]

  • Data:14 febbraio

 

La Corte di Cassazione in data 12 Novembre 2021 con ordinanza n. 34100 affrontava la discussa questione dell’ordinarietà/straordinarietà delle spese universitarie dei figli. Con l’ordinanza ora detta si accoglieva pertanto il quarto motivo di ricorso avverso la sentenza n. 1030/2017 della Corte di Appello di Cagliari e si richiamava l’orientamento maggioritario sul tema della Suprema Corte assunto in particolar modo con le sentenze nn. 9372/2021 e 379/2021: le spese universitarie mancando del requisito dell’imprevedibilità e dell’imponderabilità nonché dell’imponente rilevanza proprio delle spese straordinarie, essendo le stesse preventivabili nel loro ammontare, vanno necessariamente incluse nel novero delle spese ordinarie.

Si violerebbe il principio di adeguatezza e proporzionalità dell’assegno di mantenimento se in esso venissero incluse le spese straordinarie che per definizione sono imprevedibili, imponderabili e rilevanti. L’ordinanza in questione ha altresì affrontato e chiarito un’ulteriore problematica ovverosia quella della diretta corresponsione dell’assegno di mantenimento direttamente a mani del figlio maggiorenne ex. art 337 septies del c.c.

La Corte di Cassazione ritenendo fondato il terzo motivo di ricorso avverso la suddetta sentenza della Corte di Appello di Cagliari ribadiva che il pagamento diretto all’avente diritto è ammissibile soltanto in presenza di domanda giudiziale di quest’ultimo, orientamento questo già assunto in modo esplicito con la sentenza n. 25300/2013. Nonostante dunque l’art. 337 septies del c.c. e l’art 155. quinquies c.c. riconoscano al figlio maggiorenne non economicamente autosufficiente un diritto concorrente con quello del genitore convivente alla percezione dell’assegno di mantenimento che ne legittima la partecipazione al giudizio sia in via principale che in via di intervento autonomo, il pagamento alla prole può avvenire solo in virtù di una domanda giudiziale proprio per il principio della domanda ex art. 99 c.p.c.

                                                                                                                                                

Commento Dott.sa Michelle Molinario

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L’Avv. Martina Marianetti commenta la sentenza delle Sezioni Unite su assegno divorzile e convivenza di fatto (Corte di Cassazione, Sezioni Unite, numero 32198 anno 2021).

L’Avv. Martina Marianetti commenta la sentenza  [..]

  • Data:14 febbraio

 

Con la sentenza n. 32198 depositata il 5 novembre 2021, le Sezioni Unite della Suprema Corte si sono pronunciate sulla spinosa questione della spettanza dell’assegno divorzile in caso di nuova convivenza dell’ex coniuge beneficiario del mantenimento.

Ribaltando l’orientamento seguito dalla più recente giurisprudenza, la Cassazione ha statuito che, qualora vi siano determinate condizioni, l’assegno resta dovuto nonostante la nuova convivenza, potendo però, essere diminuito.

Ne consegue che viene meno l’automaticità della caducazione dell’assegno di divorzio in caso di nuova convivenza stabile.

La decisione trae origine dalla impugnazione della sentenza del giudice di appello di escludere in capo all’ex marito l’obbligo di corrispondere l’assegno divorzile, riconosciuto nel precedente grado di giudizio, avendo l’ex moglie instaurato, una stabile convivenza con un nuovo compagno, da cui aveva avuto una figlia.

Secondo i giudici di secondo grado l’instaurazione di una nuova famiglia rescindendo ogni legame con il tenore di vita caratterizzante la pregressa fase di convivenza matrimoniale, fa venire definitivamente meno ogni presupposto per la riconoscibilità dell’assegno divorzile a carico dell’altro coniuge.

Avverso tale pronuncia veniva proposto ricorso per Cassazione, rimesso al Primo Presidente, affinché valutasse l’opportunità di assegnarlo alle Sezioni Unite, al fine di stabilire “se instaurata una convivenza di fatto tra una persona divorziata e un terzo, eseguito un accertamento pieno sulla stabilità e durata della nuova formazione sociale, il diritto all’assegno divorzile di chi abbia intrapreso una nuova convivenza stabile, ove la sua posizione economica sia sperequata rispetto a quella del suo ex coniuge, si estingua comunque, per un meccanismo ispirato all’automatismo […] o se siano invece praticabili altre scelte interpretative che, guidate dalla obiettiva valorizzazione del contributo dato dall’avente diritto al patrimonio della famiglia e dell’altro coniuge, sostengano dell’assegno divorzile negli effetti compensativi suoi propri, la perdurante affermazione, anche, se del caso, per una rimodulazione da individuarsi, nel diverso contesto sociale di riferimento”.

Il caso concreto concerne quello della ex moglie che, nei nove anni di durata del matrimonio, aveva rinunciato ad ogni attività professionale/lavorativa, per dedicarsi completamente ai figli, al contrario dell’ex marito che aveva invece potuto dedicarsi interamente alla propria crescita professionale.

E così quindi secondo le Sezioni Unite, non ritenendo accoglibile il precedente pensiero, ritengono come la perdita automatica dell’assegno di divorzio  è incompatibile con la funzione dell’assegno che non può essere esclusivamente assistenziale ma, come di recente chiarito dalla stessa Corte, anche compensativo-perequativa (cfr. Cass. S.U., n. 18287 del 2018).

Con l’assegno divorzile si deve, infatti, garantire il riequilibro della disparità delle condizioni economiche venutasi a creare a seguito dello scioglimento del matrimonio, tenendo conto del contributo prestato alla formazione del patrimonio familiare dai coniugi e più precisamente, attraverso il riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale dell’altro coniuge.

Pertanto non sarà quindi possibile applicare alcun automatismo alla richiesta di perdita dell’assegno divorzile in quanto dovranno essere valutati i presupposti del periodo matrimoniale e anche la successiva fase di vita.

                                                                                                                                                                                                                                                                                         

Commento dell' Avv. Martina Marianetti

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